Berlino, 28 gen – Come rispondere allo stereotipo dell’italiano mafioso dopo omicidi di Ferragosto 2007 nel ristorante Da Bruno a Duisburg? A pensarci è stata Laura Garavini e il suo comitato “!Mafia? Nein danke!” Lei, nella Uim, l’Unione degli italiani nel mondo, e unico membro del coordinamento nazionale del Partito democratico non residente in Italia, non si era mai occupata di mafia, ma dopo la strage dello scorso anno qualcosa è cambiato. La sua iniziativa sfida lo stereotipo e diffonde l’immagine dell’Italia che tutti vorrebbero vedere e rispettare. Un lavoro che è andato avanti, consolidato da una serie di incontri in Germania della Commissione Parlamentare Antimafia, con autorità politiche nazionali e degli stati regionali, con l’autorità antiriciclaggio, con la magistratura e con la Polizia criminale nazionale (BKA). Dai dati consegnati alla Commissione è emerso che tra tutti gli inquisiti per criminalità organizzata in Germania gli italiani sono il quarto gruppo, con il 3% degli indagati rispetto al dato complessivo. Le autorità tedesche hanno individuato i punti forti della presenza della ‘ndrangheta e della mafia siciliana in Germania: una penetrazione che ha una storia decennale, da Monaco a Bochum, da Blaustein alle vicinanze di Stoccarda, secondo un’analisi della Bka. E che ha fatto un salto di qualità negli Anni Novanta, dopo la caduta del Muro di Berlino: nel caos della Germania Est i cui mercati si aprivano, la criminalità ha trovato occasioni per investire denaro da riciclare in immobili e piccole imprese, in città come la capitale stessa, Lipsia, Magdeburgo, Erfurt.
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