(5 ottobre 2016) Dante Alighieri è un poeta accessibile a tutti che rappresenta l’essere italiani oggi. È questo il messaggio lanciato dalla Società Dante Alighieri e da Tv2000 ad alcuni dei più autorevoli studiosi del Sommo Poeta, invitati a confrontarsi sul tema “Comunicare Dante. Ricerca, letteratura, media”. A fare gli onori di casa, Andrea Riccardi, presidente della Dante, che nella sede centrare di Roma ha riunito esperti e studenti: “Dante non è solo per specialisti e non può essere chiuso nelle biblioteche – ha detto Riccardi -, eppure è complicato e il piacere estetico di leggere un poeta sembra davanti a lui entrare in crisi per la difficoltà e la fatica di capire”. Ma in un mondo in cui tutto sembra così chiaro e semplice, “tanto che a volte delude”, ha proseguito il presidente della Società Dante Alighieri, la bellezza del Sommo Poeta “sta proprio nella fatica che dobbiamo fare per entrare nel suo mondo”. Un grande poeta di un’altra epoca, che in un mondo frenetico e caotico come il nostro, sta lì con la sua complessità a volte enigmatica. E allora “Comunicare Dante” diventa “un’impresa coraggiosa – la definisce Riccardi – che ci consente di entrare in contatto con una delle menti più affascinanti della storia. Un confronto con un mondo altro che ci fa capite il nostro”. E in effetti anche oggi, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, molte volte ci sarà capitato di ritrovarci “per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. “Non è certamente quella di Dante – ha spiegato Riccardi – eppure siamo anche noi in una selva oscura nel nostro mondo globale, nel quale siamo malati di indifferenza e dove tutto è talmente chiaro che non comprendiamo niente e non ci appassioniamo a niente”. È in questo contesto che si inserisce la missione della Società Dante Alighieri, e cioè quella di “insegnare a leggere il mondo in italiano – ha sottolineato il suo presidente -. Noi non vogliamo perdere la nostra lingua, vogliamo insegnarla nel mondo sapendo che questa missione vuol dire continuare la nostra storia e la nostra civiltà”. Tra le relazioni degli studiosi che hanno cercato di “Comunicare Dante”, anche quella di Mirko Tavoni, professore dell’Università di Pisa e presidente del Consorzio ICoN – Italian Culture on the Net. Nel suo intervento dal titolo “Dante sognatore”, si è focalizzato sul rapporto del Sommo Poeta con la sua personale e privata vita onirica, e su come questo diventi un ingrediente della sua poesia. “Dante è stato un grande sognatore – ha spiegato Tavoni -, sognare per lui era una parte importante della sua vita emotiva e intellettuale, aveva una vita onirica ricchissima e una grande consapevolezza della dimensione del sogno e dei meccanismi dei sogni. Diversi passi delle sue opere portano a sospettare che Dante sia stato un sognatore lucido, e cioè consapevole di sognare mentre sognava”. Dante intratteneva “un dialogo aperto con i propri sogni – ha raccontato il professore agli studenti presenti -, convinto che i sogni portino messaggi che la mente vigile è interessata a interpretare. Dante è convinto che sognare sia una forma di pensiero, un pensare in sogno, tra il pensare vigile e il pensare in sogno c’è continuità”. (Sip)