• Home
  • Pagina di esempio
9Colonne
No Result
View All Result
No Result
View All Result
9Colonne
No Result
View All Result
Home Home page In evidenza top news

ARTICO SEMPRE PIÙ CALDO 14000 ANNI FA LA FUSIONE

it@withub.it by it@withub.it
11 Ottobre 2016
in In evidenza HP, In evidenza top news
0
0
SHARES
0
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

Risale a circa 14mila anni fa l’ultima grande fusione della calotta glaciale artica che ha causato l’immissione negli oceani di grandi volumi di acque fredde e dolci, alterando la circolazione oceanica e innescando uno sconvolgimento climatico e ambientale fino alle zone tropicali. La conferma arriva dalle ricerche nell’ambito del Progetto ARCA (ARctic: present Climatic change and pAst extreme events), i cui risultati sono stati presentati oggi presso la sede del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il progetto, finanziato dal ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ha visto impegnati il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), in qualità di coordinatore, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) con l’obbiettivo di comprendere meglio i meccanismi che regolano la fusione della calotta polare artica e il flusso di acqua di fusione glaciale negli oceani, quali importanti fattori capaci di forzare i cambiamenti climatici. L’Artico si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro luogo sulla Terra, e questo si traduce in un altrettanto rapido cambiamento ambientale. Negli ultimi anni in particolare appare evidente un’accelerazione dei cambiamenti, al punto che la possibilità che si ripetano eventi estremi non è più un’ipotesi remota. La piena comprensione del sistema climatico e delle forzanti che lo guidano è condizione essenziale per poter prevedere realistici scenari a breve-medio termine.

LO SCIOGLIMENTO DELLA CALOTTA ARTICA – “A partire da 20 mila anni fa, durante l’ultima deglaciazione, tali cambiamenti nella circolazione oceanica hanno causato fasi di raffreddamento del nord Europa. Fino ad allora la calotta glaciale occupava tutto il Mare del Nord e si estendeva fino all’Europa settentrionale. Sciogliendosi ha alterato l’equilibrio ambientale dando origine a periodi particolarmente freddi. Le acque di fusione glaciale hanno causato anche il trasferimento di grandi quantità di sedimenti e repentini innalzamenti del livello globale degli oceani, come l’imponente evento avvenuto 14 mila anni fa: in occasione del quale nelle aree tropicali le scogliere coralline hanno registrato un aumento di circa 20 metri del livello del mare nell’arco di soli 340 anni. Per la prima volta abbiamo trovato l’evidenza di quel catastrofico evento nei registri geologici delle aree polari”, spiegano Michele Rebesco e Renata G. Lucchi dell’OGS che hanno coordinato le attività del progetto rivolte a ricostruire con accuratezza gli eventi estremi di scioglimento dei ghiacciai artici attraverso indagini oceanografiche, geofisiche e geologiche a bordo della Nave OGS-Explora e altre navi di ricerca straniere.

LO STUDIO DEI DATI SISMICI – “I meccanismi che regolano la fusione della calotta polare artica e il flusso di acqua di fusione glaciale negli oceani sono molto complessi e la loro comprensione richiede l’integrazione di competenze multidisciplinari”, illustra Stefano Aliani, oceanografo dell’Istituto di scienze marine del CNR che ha coordinato l’integrazione delle attività portate avanti dai diversi gruppi di ricerca. “Il confronto tra i risultati ottenuti attraverso le osservazioni del presente e quanto ricostruito per il passato, permette di verificare i punti di forza e quelli di criticità dei modelli sviluppati”. “L’interazione tra gli oceani e i grandi ghiacciai di sbocco nelle regioni polari contribuisce al bilancio globale del livello marino”, spiega Stefania Danesi, geofisica dell’INGV. “Attraverso lo studio dei dati sismici raccolti dalla rete sismica regionale GLISN (Greenland Ice Sheet Monitoring Network) è possibile osservare eventi di distacco di grandi iceberg e, con l’analisi congiunta di immagini satellitari, è possibile stimare le variazioni spaziali e temporali del volume di perdita di ghiaccio dai maggiori fronti attivi”. (PO / red – 11 ott)

Related Posts

  • ANNIVERSARI, 127 ANNI FA LA PRIMA MOTOCICLETTA

    Roma, 9 nov - È il 10 novembre 1885 e debutta la prima motocicletta della…

  • QESEM CAVE: LA VITA NEL LEVANTE 400MILA ANNI FA

    Tel Aviv - Il sito di Qesem Cave è localizzato 12 km a est di…

  • ARGENTINA, 100 ANNI FA LA FERROVIA IN PATAGONIA GRAZIE A JACOBACCI

    Buenos Aires, 6 apr - Sono passati cento anni dall’inaugurazione della prima tratta della linea…

Previous Post

Gruppo Italiano Vini sbarca su Alibaba
e punta alla conquista della Cina

Next Post

INTERNET, 1 BAMBINO SU 3 NASCONDE VITA ONLINE

Next Post

LA DISTRIBUZIONE DEI VINI ITALIANI IN CINA INVESTE SULL’E-COMMERCE

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

  • OLIMPIADI: PODCAST RAIPLAY, DIECI ATLETI SI RACCONTANO
  • OBESITÀ, SCHILLACI: LEGGE PASSO IN AVANTI PER LA TUTELA DELLA SALUTE
  • POLIZIA, LEONE XIV RICEVE NUMERO SPECIALE POLIZIA MODERNA “PACE E SICUREZZA”
  • BANDECCHI, AVS, PD, M5S, PSI E RC: ORA BASTA, SINDACO SI DIMETTA
  • CNR, STUDIO RICONDUCE IL DIPINTO DI TURNER AL PONTE DEL DIAVOLO DI BLERA (VT) (3)

Commenti recenti

Nessun commento da mostrare.
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

No Result
View All Result
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.