Buenos Aires, 1 feb – Dal 19 gennaio 2008, le bandiere della Regione Abruzzo e della Fiaa (Federazione italiana associazioni abruzzesi) sventolano sulla vetta dell’Aconcagua (Argentina), la più alta cima d´America, a quota 6.962 metri. Protagonista dell’impresa Carlo Di Giambattista, presidente dell’associazione “Famiglia abruzzese molisana del Piemonte e Valle d´Aosta”, membro della Fiaa e, ovviamente alpinista di primissimo livello, soprattutto dopo questa impresa. Partito dall’Italia il 5 gennaio scorso, Di Giambattista è stato accolto, con grande spirito di ospitalità e con grande festosità, dalle comunità abruzzesi di Buenos Aires e di altre località argentine ed è rientrato a Torino domenica 27 gennaio. “Ho avuto subito il piacere di incontrare (prima e dopo la spedizione) i rappresentanti della Associazioni degli abruzzesi di Argentina che, riuniti sotto la Fedamo, apportano il loro fondamentale contributo allo sviluppo socio economico della terra che li ospita senza mai dimenticare la Terra di origine – racconta Di Giambattista, originario di Vasto (Chieti) – Gli anziani che sognano la loro terra, le sue canzoni, i suoi costumi e i giovani che cercano i legami, le opportunità per creare reti di relazione, di studio e di lavoro. Sono gli abruzzesi di Argentina, parte di quell’Abruzzo trasversale che dall’Italia si diffonde senza confini, attraverso la sua gente, su tutta la terra”. Fatti i doverosi, emozionati, ringraziamenti ai corregionali in Argentina, Di Giambattista passa al racconto sportivo: “La salita al Cerro Aconcagua tecnicamente non è difficile, ma lo diventa molto per la quota e per il clima. La percentuale di ossigeno sull’Aconcagua (6.962 metri) è del 37%. Sull’Everest (8.800) è del 30 e sul Monte Bianco (4.800) è del 57. Le condizioni climatiche imprevedibili e sempre in agguato è il ´Viento blanco´ che strenua qualunque tentativo di salita (a meno di rischiare la vita). Infatti, l’Aconcagua ha la più alta mortalità di alpinisti tra coloro che tentano l’ascesa. (SEGUE)