“La scelta in America era tra la peste e il colera. La più grande e più dinamica democrazia del mondo, almeno secondo la diceria planetaria, ha offerto al mondo un pessimo spettacolo di insulti, colpi bassi, demagogia e campagne diffamatorie che fanno impallidire le macchine del fango nostrano. E ha offerto agli elettori una pessima alternativa tra una politicante cinica e malvista, appartenente all’impopolare establishment regnante da anni negli Stati Uniti; e un miliardario dai capelli incredibili, spaccone e grossolano, senza esperienza di governo”. Così Marcello Veneziani, sul Tempo, commenta il profilarsi della vittoria di Trump, confermata dai dati di questa mattina. “A favore della Clinton c’era la Borsa, a favore di Trump c’erano tre argomenti: 1) È stato l’espressione del paese reale, dei ceti popolari in difficoltà e delle classi medie sprofondate e declassate; 2) Non è stato solo il nemico dell’establishment ma anche il bersaglio dell’asfissiante dittatura del politically correct, e si è visto come i media lo hanno massacrato; 3) la Clinton è stata già ai vertici Usa e alla Casa Bianca, ha collaborato con due amministrazioni che hanno lasciato disastri e malessere sociale; mentre Trump è un’incognita, può essere meglio o peggio di lei, magari un nuovo Reagan, anche lui discreditato in partenza e poi rivalutato quando era alla Casa Bianca. Chi ha vistoTrump come un pericolo per il mondo intero non può dimenticare che dobbiamo ai democratici la guerra nel Vietnam con Kennedy, poi le bombe umanitarie e ‘intelligenti’ di Clinton in Serbia e infine il Nobel (a priori) per la pace Obama ha proseguito l’aggressiva politica americana in Medio Oriente e nel mondo, coi suoi colossali errori e la tensione con la Russia. A proposito di Obama, ridurre un Capo dello Stato a spot elettorale di partito e uomo-sandwich pro-Hillary, magari nella prospettiva di lanciare poi sua moglie, è stato avvilente per uno statista e per le istituzioni. Obama è sceso in basso nella polemica con Trump come non è mai accaduto ai presidenti. Alla fine della fiera, l’America si sveglia peggiore e sempre meno legittimata nel ruolo di Faro e Arbitro del Mondo”. (Red – 9 nov)