Roma, 22 nov – Quando non è il caso dei dazi, ci pensano le lungaggini burocratiche a trasformare le vendite di prodotti agroalimentari all’estero in una vera e propria corsa ad ostacoli. È il caso ad esempio dei pomodori trasformati che Conserve Italia esporta da Bologna verso l’Indonesia. Come racconta il direttore commerciale Estero Cesare Concilio, “possono intercorrere anche più di 12 mesi dal momento in cui l’acquirente sigla il contratto di fornitura fino a quando il prodotto può essere finalmente spedito”. In Indonesia, come in gran parte dei paesi asiatici, esiste una normativa molto scrupolosa e articolata che regola l’accesso delle merci nel paese. Alle aziende esportatrici viene puntualmente richiesto di esibire documentazioni che dimostrino la veridicità di quanto riportato in etichetta, ad esempio che si tratti di materia prima coltivata e lavorata in Italia. Per molti prodotti è fatto obbligo anche di produrre una specifica certificazione halal che in Indonesia ha un iter diverso da quello di altri paesi musulmani. Conserve Italia ha già 20 anni di esperienza di vendita in Indonesia, con un fatturato che è triplicato nel giro di pochi anni, passando dagli iniziali 70.000 euro agli attuali 200.000 euro, e che è destinato a crescere ancora. “In paesi come questi – spiega Concilio – vince chi riesce ad investire per tempo, poiché i risultati arrivano solo con gli anni e chi investe oggi riuscirà poi ad avere una posizione di privilegio”.
(red)