“L’indice di soddisfazione è salito rispetto al 2015 passando da 6,8 a 7. Ma se da una parte si registra un lieve miglioramento delle condizioni economiche, dall’altra parte ci sono diversi elementi – da quelli relativi all’inquinamento al giudizio sui servizi di trasporto locale – che ci portano a dire che il benessere complessivo dei cittadini non ha registrato passi in avanti significativi. Del resto, una crescita del Pil al +0,8% non stravolge, in meglio, la vita delle persone”. Inoltre “va sottolineato come questa rilevazione sia stata effettuata lo scorso marzo, ovvero in un momento in cui i segnali economici erano più positivi rispetto a quanto si è poi riscontrato nei mesi successivi”. Così, in una intervista ad Avvenire, Enrico Giovannini, ex ministro del Lavoro ed ex presidente dell’Istat, commenta il report dell’Istituto di statistica che certifica la crescita del livello di soddisfazione: “È un risultato determinato da diversi elementi. Sicuramente influisce il ritorno in positivo della dinamica del Pil, iniziato nel 2015 e che proseguirà quest’anno, anche se a ritmi non ancora sostenuti. In parte hanno contribuito anche il bonus degli 80 euro e la ripresa occupazionale che si è compiuta attraverso il mix tra sgravi e Jobs Act”. E giudica “abbastanza sorprendenti” due dati: quello sul miglioramento segnalato tra gli autonomi (perché “sono stati meno coinvolti dalla riforma del lavoro e sono esclusi dalle agevolazioni fiscali sulle assunzioni inserite nelle due precedenti leggi di Stabilità. Quindi è ragionevole pensare che il beneficio sentito dagli imprenditori sia dovuto in particolare a un miglioramento sotto l’aspetto del credito” grazie a Quantitative easing della Bce e pagamento dei debiti della PA) e quello che vede un miglioramento della soddisfazione tra i 35-44enni, “una fascia d’età che non ha risentito in modo particolarmente forte della ripresa occupazionale”. Esclude quindi un aumento dei consumi “perché dall’inizio dell’anno il clima di fiducia di famiglie e imprese è andato via via diminuendo. Le incertezze sul futuro e una ripresa economica priva di investimenti rappresentano un freno enorme per gli acquisti, in quanto spingono alla prudenza. Tant’è vero che nel secondo trimestre c’è stata una crescita zero dei consumi, nonostante l’aumento del reddito delle famiglie”. Esprime poi preoccupazione per “la sfiducia negli altri, in termini generali, non cambia sostanzialmente rispetto al 2015, ma resta comunque su livelli elevatissimi visto che il 78,1% delle persone dichiara che ‘bisogna stare molto attenti’. Tuttavia, la sfiducia aumenta addirittura nel Sud, tra i più giovani e, in linea di massima, nelle persone con un basso livello d’istruzione. È un segnale a cui prestare la massima attenzione e che si collega a quanto sta avvenendo a livello politico in Europa. Dai dati Istat sembra che siano i giovani – e non solo gli anziani ‘sospettosi e brontoloni’ -ad avere sfiducia nei confronti del prossimo, dell’altro, del ‘diverso’, dello straniero. Questo risultato appare coerente con il successo che stanno mietendo i movimenti populisti”. (24 nov – Red)