“Inutile girarci attorno. Se vince il Sì, l’Italia è più forte. Se vince il No, il rischio salto nel buio è sotto gli occhi di tutti”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in una intervista al Corriere della Sera. E aggiunge: “Non mi preoccupano i mercati internazionali, no: mi dispiacerebbe, piuttosto, per i mercati rionali, per chi fa la spesa, per chi difende il suo potere d’acquisto, il suo risparmio. L’allarme dei giornali internazionali sulle banche – penso all’Economist – sulla possibilità di un governo tecnico il giorno dopo è fisiologico: non condivido, ma rispetto il giudizio dei grandi media globali. Quello che è certo è che questo referendum sarà importantissimo. E se vinciamo possiamo dare le carte in Europa, a cominciare dalla sfida sull’immigrazione e sulla crescita”. Inoltre il premier sottolinea che in caso di vittoria del No “posso garantire la stabilità. Ma non sarò mai il garante dell’immobilismo. Col mio governo il Paese si è rimesso in moto. Io non sarò mai uno dei tanti che si barcamena per conservare uno strapuntino al sole. Sono diverso dalla generazione di politici che ha attraversato tante stagioni del nostro Paese. Se possiamo continuare a cambiare, io ci sono. Se dobbiamo tergiversare e galleggiare, sicuramente ci sono molte persone più brave di me”. Quindi precisa: “Non c’è nessuna ipotesi di esercizio provvisorio, anzi. Questa legge di Stabilità è una signora legge di Stabilità, l’economia va meglio, siamo al più uno per cento di crescita; un risultato che anche autorevoli opinionisti ritenevano impossibile. C’è tempo, dunque, per una rapida approvazione parlamentare, nessun rischio, nessun pericolo. Io non sono preoccupato per me. Ho avuto molto dall’esperienza politica, molto più di quanto avrei mai immaginato. Non ho bisogno di aggiungere una riga al mio curriculum: quando hai fatto il presidente del Consiglio devi solo dire grazie e inchinarti alla bandiera. Ma sono preoccupato per i miei figli. Mi piacerebbe che crescessero in un ambiente che non odia la politica. Che non dovessero assistere ai talk show in cui si parla della casta, cioè del sistema politico più costoso d’Occidente. Che non avessero complessi rispetto al sistema burocratico di altri Paesi europei, molto più efficiente e semplice. Vorrei per loro un’Italia più facile da leggere, da capire e più forte. E questa riforma può davvero fare la differenza”. Secondo Renzi “questo Sì e questo No saranno pesanti. Molto pesanti. Decideranno i prossimi vent’anni. Spero che siano pensati oltre che pesanti. Non è un gioco di parole: è che quando si arriva al punto che un leader come Grillo chiede ai suoi di ‘non votare con il cervello’, se no votano Sì, siamo già oltre ogni immaginazione. Io chiedo, invece, agli italiani un Sì di testa, un Sì di cuore. No agli insulti, sì ai ragionamenti”. E ancora su Grillo aggiunge: “Lui ha usato parole durissime: scrofa ferita, serial killer, menomato morale. Lui annuncia denunce proprio nelle ore in cui i suoi deputati sfilano nei palazzi di giustizia avvalendosi della facoltà di non rispondere; curioso contrappeso per i cultori della trasparenza passare dallo streaming assoluto al silenzio davanti ai magistrati. Ma noi non dobbiamo cadere in questa trappola e dobbiamo rimanere sul quesito”. Renzi replica anche a Massimo D’Alema che l’ha paragonato a Bettino Craxi dicendo poi che alla fine, quando vinceranno i No, toccherà a lui difenderlo, proprio come fece con lo scomparso leader socialista che si era rifugiato in Tunisia: “D’Alema? Lo ricordavo giovane politico riformista, adesso è l’alfiere dei No a tutto. Una poltrona, ricevuta o mancata, produce trasformazioni profonde. Ho visto che è andato a fare comizi anche in chiesa, nei santuari. Ha detto che la Madonna è con loro. Personalmente sono affezionato al principio: scherza coi fanti, ma lascia stare i santi. Da credente, sono certo che Nostro Signore ha questioni più importanti di cui occuparsi che non il referendum costituzionale italiano”. Il premier parla anche dell’annuncio del Sì di Romano Prodi: “Il suo voto positivo mi allarga il cuore, come quello di altri protagonisti di quella stagione a cominciare da Arturo Parisi e Walter Veltroni. È un Sì critico? Certo. Non sarà il solo Sì critico. L’adesione a un referendum non è mai dogmatica: si vota soppesando i pro e i contro. E si bilanciano i giudizi. Così ha fatto Prodi, così faranno molti italiani che magari non considerano questa la riforma perfetta ma tuttavia scelgono il Sì. Altrettanto stanno facendo molti liberali e moderati: alla fine questa riforma è una riforma che fa fare all’Italia un autentico passo in avanti. Fermarsi adesso farebbe del male alle nostre istituzioni, alla nostra economia, alla nostra società”. (2 Dic – Red)