Roma, 14 dic – In principio era una nicchia. La medicina aerospaziale era nata per studiare, prevenire e curare le patologie degli astronauti al rientro sulla Terra dopo una missione: disfunzioni cardio-circolatorie, perdita di tono muscolare, indebolimento delle ossa. Oggi – si legge in un articolo su La Stampa – sappiamo che c’è un’analogia tra questi problemi e quelli che ci colpiscono con il trascorrere degli anni. Cosi i ricercatori hanno cominciato a condurre test di medicina aerospaziale sia in orbita sia sulla Terra per ricavare informazioni sull’invecchiamento. L’ultimo progetto, presentato a Roma, si chiama “Nanoros”: lo coordina Gianni Ciofani, professore del Politecnico di Torino e ricercatore al Centro di Micro-BioRobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Pontedera. Gli esperimenti inizieranno il prossimo giugno, quando i campioni saranno portati nello spazio, sulla Stazione Spaziale Internazionale, dall’astronauta Paolo Nespoli, durante la nuova missione dell’Asi. “Al centro c’è la ‘nanoceria’, una forma di nanoparticelle di ossido di cerio: si tratta di un materiale inorganico che ha un potere antiossidante più forte delle vitamine e che ha il vantaggio di autorigenerarsi”, racconta Ciofani. Che spiega: “Osserveremo come questa sostanza agisce su alcuni campioni di cellule muscolari”. L’obiettivo è capire se l’ossido di cerio può essere un antidoto per contrastare gli effetti negativi che l’assenza di gravita e l’esposizione alle radiazioni provocano sull’organismo degli astronauti e che ne limitano la permanenza in orbita. Ma non solo. “Con questo test puntiamo a ricavare informazioni utili alla ricerca farmacologica nel campo di patologie come la distrofia muscolare. Alcuni studi preliminari ci hanno già dato risultati positivi. Per avvalorare la nostra tesi dovremo osservare prima risultati dell’esperimento in orbita e poi ricreare un test sulla Terra”. (red)