(15 dicembre 2016) Di giovani, dialogo e intermediazione culturale tra le due sponde del Mediterraneo si è parlato alla Farnesina nel Convegno “Youth and Intercultural Dialogue: Italian and GCC voices”, organizzato dall’Istituto Affari Internazionali e dal Segretariato del Consiglio di cooperazione del Golfo, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci). Al centro del dibattito, la possibilità di costruire un solido canale comunicativo tra l’Europa e il mondo arabo, cominciando col fornire alle nuove generazioni di tutti i Paesi stimoli e strumenti per conoscersi direttamente e confrontarsi. Ha introdotto l’evento Elisabetta Belloni, Segretario Generale del Maeci: “L’Italia è da sempre interessata a sviluppare relazioni con i Paesi del Golfo. Abbiamo molto in comune con loro, soprattutto dal punto di vista degli interessi e degli obiettivi. Dobbiamo unire le forze e lavorare insieme per dar vita a un dialogo. Qui s’incontrano giovani rappresentanti del GCC e studenti provenienti dai più prestigiosi istituti italiani per condividere le proprie idee e discutere nel pieno rispetto delle diverse identità culturali. Speriamo sia solo l’inizio di un percorso di arricchimento reciproco. È fondamentale promuovere il dialogo interculturale; i giovani non vogliono migliorare il futuro solo per il proprio Paese, ma contribuire a dar senso alla realtà in ogni parte del mondo. Dibattito, azione e integrazione devono andare di pari passo”. “Vorrei soffermarmi su un dettaglio interessante – ha proseguito Nathalie Tocci, vice direttrice dell’Istituto degli Affari Internazionali – che si parli di ragazzi europei o arabi, le problematiche e i bisogni sono i medesimi. Il precariato, la mancanza di opportunità, la perdita di un’identità culturale. La gioventù deve invece rappresentare una risorsa per il mercato del lavoro, per lo sviluppo di nuove tecnologie – in particolare di comunicazione – e per il miglioramento dei trasporti. Su entrambe le sponde del Mediterraneo, la gioventù rappresenta una categoria in divenire. Si smette di essere ‘giovani’ quando si conquista l’indipendenza, in primis economica. Ma se tale condizione si protrae troppo a lungo, diventa ovviamente un problema. Bisogna puntare a trasformare gli ostacoli in opportunità. Ci abbiamo provato organizzando delle iniziative per individuare i giovani più meritevoli, in grado di offrire un contributo che faccia la differenza”. (Chi)