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MENINGITE, RAPPUOLI: COSI’ SCONFITTO IL CEPPO B

it@withub.it by it@withub.it
29 Dicembre 2016
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Le tribù di batteri che scatenano la meningite sono almeno sei e quello che preoccupa di più, in Italia, è il meningococco B del quale esiste dal 2013 un vaccino messo a punto da Rino Rappuoli, oggi responsabile globale della ricerca per la GalaxoSmithKline, che nel 2015 ha acquisito la Novartis, diventando l’azienda numero uno dei vaccini al mondo. Rappuoli, già scopritore del vaccino per la pertosse, per l’epatite A e per il meningococco C, afferma, in una intervista a La Verità, che “la meningite solo un secolo fa era molto comune e la mortalità sfiorava l’80%. Poi, negli anni ’30, grazie ai primi antibiotici, scese al 30%. Negli anni ’70, ’80, ’90, con la scoperta dei vaccini contro i sierotipi A, C, Y e W135, i decessi si sono ulteriormente ridotti. Ma rimaneva il B, che riguarda circa il 50% dei casi di meningite. È vero, è una malattia che va proprio a ondate, ma con una periodicità imprevedibile, di cui nessuno ha ancora capito le dinamiche. Il picco epidemico che si sta sviluppando in Toscana ci rimarrà per una quindicina di anni: è il tempo necessario perché la popolazione diventi immune. Ci tengo a sottolineare quanto sia importate la vaccinazione contro una malattia fulminante come la meningite. Un bambino può giocare a pallone nel pomeriggio, sentirsi male la sera, andare in ospedale durante la notte e la mattina essere morto”. E racconta come è arrivato al vaccino tramite un percorso inverso rispetto a quello tradizionale, basandosi sulle ricerche di John Craig Venter, il biologo statunitense che pubblicò la sequenza genomica del batterio responsabile di malattie al tratto respiratorio e alle meningi, l’Haemophilus influenzae: “Fu una rivoluzione: grazie a queste conoscenze non ci sarebbe stato più bisogno di far crescere dei microbi e poi iniettarli manipolati o attenuati, ma si sarebbe fabbricato il vaccino direttamente, utilizzando le analisi sulle loro informazioni genetiche. Così, alla soluzione del problema siamo arrivati grazie alla collaborazione con Venter. Prima era stato impossibile fermare il meningococco B, perché è un batterio che si mimetizza: in superficie ha uno zucchero identico a un componente del corpo umano, per cui gli anticorpi non si allarmano. L’analisi del genoma, invece, ci ha consentito di trovare il punto debole nelle difese del batterio, cioè quattro proteine che scatenano la reazione del sistema immunitario. Isolando quelle, abbiamo avuto gli antigeni che ci servivano per creare un vaccino efficace”, “al momento è l’unica arma che funziona, può essere somministrato dai 2 mesi ai 50 anni. È una scoperta tutta italiana, richiesta in tutto il mondo”. Ma da dove provenga il batterio del meningococco non si sa: “Sappiamo che circa il 10% della popolazione ha in gola il meningococco, per sua natura non pericoloso, ma che per motivi sconosciuti può generare ceppi ipervirulenti, come quello presente in Toscana”. E spiega perché, pur essendo un ricercatore di fama mondiale, ha scelto di lavorare in Italia, a Siena: “La mia sfida era di ottenere a Siena un centro che fosse uno dei migliori al mondo per la ricerca. Ci siamo riusciti. I nostri giovani devono pensare di non aver nulla da invidiare al resto del mondo, perché, se messi nelle condizioni adeguate, fanno sempre bene”. (29 Dic – Red)

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