Zurigo, 13 feb – “La scelta di questa generazione di tirarsi fuori dalla politica è sciagurata: non soltanto è un tradimento dell’essenza stessa della giovinezza che dovrebbe essere caratterizzata da grande forza e generosità che si esprime attraverso la voglia di adoperarsi al cambiamento del mondo ma soprattutto è un pessimo affare per la generazione stessa, che delega passivamente ad una classe dirigente (che i giovani non perdono occasione di criticare e disprezzare) la gestione della propria esistenza”. Inizia così la lettera aperta del Pd di Zurigo, che esorta i giovani italiani ad impegnarsi in politica, a fare una scelta, ad avere “il coraggio di difendere le vostre scelte superando lo scetticismo dei vostri coetanei”. “Non state con le mani in mano – scrivono i membri del Pd svizzero – la democrazia è una pianta che va coltivata con la partecipazione: nessuno di noi è immune dalle decisioni che la democrazia prende, il vostro tirarvi indietro è un patrimonio di moralità e intelligenza che va sprecato: siete voi che negate alla società e quindi anche a voi stessi che la vostra capacità, il vostro entusiasmo, la vostra voglia di fare vengano impiegate per obiettivi comuni, di ampio respiro”. Il mezzo per sviluppare tale impegno politico, spiega la lettera, rimane quello del partito. “I partiti sono strumenti concreti di partecipazione, essi spesso si abbandonano a pratiche illegali o di cooptazione che vanno condannate ma ogni democrazia si regge sui partiti.
Essi sono strumento realistico di trasformazione delle istanze degli individui in decisione di governo; finora nessuno al mondo si è inventato un’alternativa migliore: e soprattutto se non li cambiate voi che li disprezzate chi li cambia i partiti?”. La lettera si chiude con una doppia citazione americana. “Diceva Churchill che la democrazia è un pessimo sistema ma è anche il migliore che esista e dopo di lui il grande presidente Kennedy, quello della “Nuova Frontiera” negli anni ’60 convinse un paese ad andare sulla luna quando questo sembrava impossibile dicendo che ‘questa sfida la vogliamo accettare, non la vogliamo postporre e la vogliamo vincere’”.
(Sis)