Roma, 13 feb – “Le Autorità venezuelane – prosegue la nota – non hanno pertanto potuto localizzare sulla base di elementi certi il punto di presunto impatto dell’aereo in mare. Esse hanno delimitato l’area delle ricerche (circa 200 kmq) sulla base delle coordinate fornite dall’equipaggio nell’ultima comunicazione via radio, al momento dell’emergenza (16 miglia nautiche da Los Roques), nonché da una simulazione della traiettoria presumibilmente seguita dall’aereo e della distanza percorsa in base alla velocità ed all’altitudine (3.000 piedi) cui si trovava, sempre secondo quanto dichiarato, a voce, dall’equipaggio, nell’ultima comunicazione radio”. Per quanto riguarda le ricerche, “la Protezione civile venezuelana ha avviato le attività di soccorso e le ricerche immediatamente dopo la ricezione dell’allarme da parte del pilota. Sono stati utilizzati i mezzi marittimi ed aerei a disposizione sia nell’arcipelago di Los Roques che della Guardia costiera e della Marina militare venezuelana. Terminate le ricerche di superficie il 15 gennaio (estese alla zona limitrofa alla penisola del Paraguanà dopo il ritrovamento del corpo del copilota), le autorità venezuelane hanno continuato le ricerche di profondità. Oltre a cercare di localizzare il segnale emesso dalla scatola nera, è stata portata a termine l’opera di scandaglio dell’area fino ad una profondità di 200 metri”. (SEGUE)