Roma, 18 feb – Vola alto sulla crisi il Brunello di Montalcino. Il 2007 vede crescere la domanda dei mercati internazionali, che, smentendo ogni previsione, confermano la grande passione per un vino ormai diventato uno dei simboli del made in Italy. E’ l’export infatti che trascina il mercato del “re del sangiovese”: del tutto in controtendenza con la negativa congiuntura italiana ed internazionale del settore, cresce in maniera esponenziale la richiesta dagli Stati Uniti, vero e proprio mercato di riferimento, che assorbe oltre il 25% della produzione (e anche le previsioni sul 2008 promettono performance da record come confermano i dati che arrivano dall’Ufficio Ice di New York secondo il quale l’export generale del vino italiano verso gli Usa potrebbe segnare volumi mai registrati prima, per un valore di 1,3 miliardi di dollari, superando di gran lunga quello dei vini francesi). Quello appena terminato doveva essere l’anno della crisi economica ma le performance del Brunello non hanno registrato nessuna battuta d’arresto. I produttori, nonostante dovessero fare i conti con un’annata particolare come il 2002, hanno registrato un bilancio positivo. Non tutte le aziende avevano infatti messo in produzione il Brunello 2002, scelta piuttosto difficile ma motivata dal negativo giudizio sull’annata attribuito dal rating del Consorzio di tutela (due stelle su cinque). Il giro d’affari del distretto del vino di Montalcino si attesta così su circa 120 milioni di euro, il 16% in meno della media annuale: un dato essenzialmente positivo se si considera il numero esiguo di bottiglie di Brunello prodotte, solo 3 milioni e mezzo, di fronte ad una media annua di oltre 7 milioni. In tutto il territorio operano complessivamente 250 produttori, di cui 200 imbottigliatori. Il 100% dei produttori – unico caso in Italia – sono iscritti al Consorzio del Brunello, l’organo di tutela e di controllo del vino di Montalcino. (SEGUE)