Roma, 6 feb – Venerdì scorso il capo della Farnesina ha parlato del futuro di Tripoli con l’omologo russo Sergei Lavrov (lo vedrà il 16 a Bonn), per l’ultimo di una serie di contatti che ha coinvolto gli altri duri della vicenda, Emirati e Qatar che sostengono Haftar. “Ho registrato la volontà di cooperare – afferma Angelino Alfano, in una intervista a La Stampa -. Tutti si rendono conto che la Libia – per noi sul versante dell’immigrazione e per altri sulla sicurezza – ha un connotato strategico che non può essere sottovalutato”. E aggiunge: “La diplomazia riconosce l’esigenza di rivolgere alla questione un’attenzione molto più ampia rispetto all’accordo italo-libico. Ciascuno deve fare il proprio dovere, per creare sinergie, senza troppo badare ai formati liturgici: così si va nella direzione della Pace” e “serve anche l’impegno americano per stabilizzare la Libia. Ne parlerò con Tillerson, è un incontro che avverrà presto. Serve l’impegno di tutti. Non dobbiamo nuovamente attribuire agli americani i galloni di gendarme universale”, “abbiamo spiegato alla nuova amministrazione americana la specificità della Libia e detto, a loro come agli altri, che una Libia unita può tutelare la stabilità del Paese e dei vicini. Le ipotesi che prevedono la prevalenza di una parte sull’altra costituiscono un pericolo per tutti”. E conclude: “Siamo in fase di sperimentazione e apprezziamo la buona volontà. Alcuni fatti consentono di andare avanti: l’approvazione della legge di bilancio consente a Tripoli di pagare le forze dell’ordine, mentre le numerose vittorie a Sirte sull’Isis liberano uomini per la protezione del territorio. Sono segnali importanti”.
(red)