L’assemblea plenaria del Consiglio generale per gli italiani all’estero si apre domani alla Farnesina, ma un ben più che piccolo assaggio lo si è vissuto oggi nei palazzi della politica, tra un incontro alla Camera sul tema del lavoro e della mobilità e uno al Senato sulla riforma della rappresentanza. Una serie di appuntamenti che qualche notizia l’ha data: la prima è che il ministero del Lavoro, su sollecitazione di Comites e Cgie, istituirà al più presto una figura specializzata proprio nelle questioni legate al mondo del lavoro e alla mobilità: “Eravamo abituati a ragionare nell’emergenza, affrontando di volta in volta le questioni che emergevano – ha ammesso il ministro Giuliano Poletti – su vostra sollecitazione ci muoviamo, seppure con un po’ di ritardo”. La seconda news sta nei risultati di una ricerca effettuata da Renato Mannheimer per conto dei patronati italiani all’estero, da cui si evince che “solo il 41% di chi si è trasferito all’estero lo ha fatto per motivi di lavoro, mentre tra le altre motivazioni spiccano motivi familiari e anziani che vanno in paesi dove il costo della vita è più basso e la pensione “vale di più” (14%). E anche chi vive in Italia e pensa di partire lo fa essenzialmente “per vivere una esperienza diversa (26%)”. Secondo l’esperto sondaggista i patronati riscontrano “un gradimento del 38%, che se fosse per una azienda non sarebbe niente male” mentre la lingua è vista come il principale problema di una esperienza all’estero, nel quadro di quello che viene definita “una generale sottovalutazione delle difficoltà, ma anche il welfare e i meccanismi della fiscalità.
RIFORMA DELLA RAPPRESENTANZA – Per quanto riguarda la rappresentanza, il segretario generale Michele Schiavone avverte che “oggi navighiamo a vista, dobbiamo essere coscienti che la situazione di oggi è difficile e frammentaria, per una crisi che mette anche in discussione diritti acquisiti per i 5 milioni di persone di passaporto italiano nel mondo: serve una attenzione e delle politiche rivolte a chi vuole mantenere un rapporto con l’Italia. Il Cgie è dunque chiamato a rispondere con proposte concrete, ed è anche merito di questo Cgie se oggi si comincia a parlare di un tavolo interministeriale”, un’altra delle novità abbozzate oggi. Ma Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero al Senato, avvisa: Per una riforma della rappresentanza degli italiani all’estero “abbiamo perso molto tempo, se ora ripetiamo l’errore di guardare ognuno il proprio orticello, il rubinetto si chiuderà ancora di più e sarà finita: non servirà una legge per far finire Cgie, Comites e tutto quello che abbiamo costruito in questi anni, e a perderci sarebbe l’Italia. Se si crea il clima giusto, una legge si può fare in poco tempo”. (Sis – 28 mar)