Bruxelles, 5 apr – L’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, ha scritto al commissario europeo all’Agricoltura e Sviluppo rurale, Phil Hogan, chiedendo di “contingentare gli stock di riso da importare dai Paesi meno avanzati (Pma), ponendo quindi un limite oltre al quale dovranno doverosamente scattare i dazi doganali”. Fava ricorda che la produzione di riso in Lombardia rappresentia”circa il 50% della produzione italiana”, con una presenza di “circa il 70% delle industrie di trasformazione italiane” e ripercorre della sua lettera a Hogan la crisi del settore, partendo dall’1 settembre 2009, da quando ha preso il via la completa liberalizzazione delle importazioni dai Pma. Si è assistito, lamenta Fava, a “una crescita progressiva delle importazioni totali dell’Ue (+65% dalla campagna 08/09 alla campagna 15/16), raggiungendo il record di 1,34 milioni di tonnellate nella campagna 2015/2016; un rilevante incremento delle importazioni di riso semigreggio Basmati (+97% dalla campagna 08/09 alla campagna 15/16); un aumento spropositato sia delle importazioni di risone dai Paesi Africani, dei Caraibi e del Pacifico (+5.650% dalla campagna 08/09 alla campagna 15/16) sia delle importazioni di riso lavorato dai PMA (+4.440% dalla campagna 08/09 alla campagna 15/16); un incremento delle importazioni di riso lavorato in piccole confezioni (+45% dal 2013 al 2016, monitorati dalla Commissione per anno solare)”. E le conseguenze potrebbero diventare rilevanti anche a livello ambientale. “Siamo di fronte al pericolo che un intero ecosistema, caratterizzato da 200.000 ettari di zone umide, sparisca”, scrive Fava. L’assessore lombardo si dichiara “sicuramente d’accordo con le motivazioni umanitarie che hanno spinto la Commissione a sottoscrivere gli accordi Eba”, ma osserva che “lo strumento, senza gli opportuni contrappesi, è diventato un elemento di forte criticita’ che mina i redditi dei produttori risicoli comunitari”. “Nulla in contrario alle importazioni dai Paesi meno avanzati – scrive Fava – ma non possiamo correre il rischio che, in uno slancio umanitario senza regole, il riso lombardo venga totalmente rimpiazzato da prodotto estero, perche’ cosi’ avremmo come risultato solamente l’impoverimento dei nostri produttori”. Un esempio concreto potrebbe essere quello della Birmania, il cui stock esportato potrebbe essere incrementato a dazio zero di 100 volte rispetto a quanto oggi è inviato in Europa. “Garantiamo volumi di import che riteniamo solidali – scrive ancora Fava – superati i quali, pero’, applichiamo un dazio. Altrimenti la risicoltura europea scomparira’ per sempre”. (red)