Roma, 29 maggio 2017 – “Faccio fatica a comprendere il motivo di quel ventaglio di preconcetti e posizioni negativamente aprioristiche che caratterizza l’articolo di Paragone su Libero, senza entrare nel merito di una legge che ha avuto e tutt’ora ha una sua ratio, in riferimento alla quale si può non essere d’accordo, ma additarla come ‘colossale fesseria’ risulta esagerato, se non addirittura offensivo: non tanto nei confronti degli eletti all’estero, ma nei confronti di una platea di circa 4 milioni di italiani che l’articolo omette”. E’ quanto scrive Aldo Di Biagio, senatore di AP-CE eletto all’estero, in risposta all’articolo di Paragone su Libero dal titolo “Poco Onorevoli, Togliamoci il peso degli eletti all’estero”. “Possiamo ragionare fino a domani circa la giustezza di questa legge, assolutamente migliorabile, ma buttare il bambino con l’acqua sporca pecca di ingiustificata superficialità in un momento storico in cui la faglia tra cittadini e istituzioni si sta acuendo e proprio per questo la tutela dei diritti di chi è emigrato, in stagioni storiche diverse, non può diventare il capro espiatorio dei mali d’ Italia”, ha sottolineato Di Biagio. “Tra l’altro l’equazione ‘eletti all’estero e mercato delle fiducie’ o peggio ancora ‘eletti all’estero e strani movimenti’ – continua Di Biagio – appare come la celebrazione del qualunquismo, poiché impugnare fatti – sebbene deprecabili- che hanno condizionato uno o più eletti all’estero in passato per chiedere l’abrogazione della legge, sarebbe un po’ -mutatis mutandis – come depennare metà Costituzione perché la democrazia rappresentativa ha mostrato qualche falla in ragione, magari, di qualche reato ad opera di coloro che ne sono l’emblema”. (Red)