Roma, 16 giu – La semplicità di essere un salvatore di vite. “Se dovessi scegliere fra un miliardo di lavori, ancora sceglierei questo. Tante volte penso ‘e se avessi fatto il medico?’. Il medico salva una vita alla volta, non centinaia o migliaia”. Microbiologo di fama mondiale, uno dei massimi esperti di vaccini, Rino Rappuoli è stato premiato a Venezia. Intervistato da Avvenire, lo scienziato sottolinea che in Italia “devi essere una persona eccezionale anche per fare cose normali. In altri posti, anche chi non è il migliore al mondo può fare cose eccezionali”. Che cos’è che fa la differenza? “Ho capito che è il sistema, il contesto. Prima e dopo la laurea sono stato ad Harvard e in altri atenei. Mi aspettavo di trovare persone più intelligenti, più creative di me. Ne ho trovate, ma come in Italia. Lì trovi però l’infrastruttura e l’ambiente giusti. Nessuno ti chiede cose in più. I migliori al mondo vanno a parlare in quelle università, i finanziamenti di base ci sono sempre. Tutto ti porta a dare il meglio di te, se tu lo vuoi”. In Italia invece? “In primo luogo, non viene valorizzato sempre il più bravo, non si sceglie a priori la qualità. Scattano altre logiche. Se vuoi avere un budget certo, ad esempio, non devi essere bravo in quello che fai, ma magari nel cercare fondi. Così finisce che diventi bravo a fare altro e ti ‘scordi’ la tua missione”. Sulla polemica sui vaccini in Italia, Rappuoli afferma che “Dobbiamo essere contenti che ci possiamo permettere una polemica simile. Se va nei Paesi in via di sviluppo (Pvs), nessuno è contrario. Penso alla difterite: non molti anni fa avevamo ancora 50mila casi annui solo in Germania, ora non c’è più. La colpa maggiore la do al sistema educativo. Perché vuol dire che oggi, grazie ai vaccini, agli antibiotici, all’igiene, abbiamo una generazione di giovani genitori che non ha mai visto certe malattie. Ma ai quali, evidentemente, non è arrivata la giusta comunicazione”.
(red)