Roma, 27 mar – Comunque, ha assicurato il viceministro, “il ministero degli Esteri, favorevole in via di principio a tale riconoscimento, ha più volte formalmente manifestato all’Aran (Agenzia per la Rappresentazione sindacale delle Pubbliche Amministrazioni) la propria apertura verso tale problematica ed ha chiesto alla predetta agenzia di modificare il suo orientamento su detta questione. Alle predette i stanze l’Aran ha sempre risposto negativamente, specificando che, in mancanza di una modifica del menzionato Ccnq e di un unanime accordo delle Confederazioni sindacali firmatarie, il diritto all’elettorato non potrà essere concesso al suddetto personale a contratto”. Il Coordinamento degli impiegati a contratto degli Istituti Italiani di Cultura, rappresentato da Cristina Rizzotti (IIC Stoccarda), Giuseppe Scorsone (IIC Monaco di Baviera) e Nicola Fresa (IIC Amburgo), ha scritto ai colleghi per sollecitare una comune presa di posizione. “Vogliamo sottolineare un importante aspetto, cioè che senza un unanime accordo delle Confederazioni sindacali firmatarie, cioè senza la volontà dei Sindacati Confederali non ci potrà essere una vera soluzione a questa vergognosa situazione”. Il Coordinamento incita gli iscritti ai Sindacati Confederali (Cgil,Cisl,Uil) “di farsi sentire, di indignarsi e di fare pressione affinchè venga presa una posizione netta verso questa palese discriminazione” affermando l’opposizione “al marchio di personale a contratto di categoria A e B”. Il Coordinamento conclude ricordando che “l’attuale esclusione del personale a contratto a legge locale è in evidente contrasto con i principi costituzionali – art. 3 della Costituzione della Repubblica e con i principi comunitari. La rappresentanza sindacale deve essere un diritto per tutti gli impiegati”.