Roma, 11 apr – “Ho letto degli allarmi sulla correttezza del voto nella circoscrizione estero, ho letto le dichiarazioni indignate dei colleghi candidatiti delle diverse liste rispetto ai presunti brogli. Mi sembra un linguaggio di circostanza, un modo d’indignarsi scontato. Non vedere che la circoscrizione estero soffre tremendamente di un male che si chiama “crisi della democrazia” significa aver fatto una campagna elettorale con due fette di salame sugli occhi. Che qualche scheda sia stata venduta o comprata mi preoccupa molto, che cinque schede siano arrivate da Vespa ci discredita, ma non è comunque questo il nocciolo del problema. Io, piuttosto, sono indignato e preoccupato per le migliaia di schede elettorali (uno dei simboli della democrazia) che dalle cassette delle lettere sono passate direttamente nelle pattumiere. Dico con tranquillità, indipendentemente da quale sarà il risultato della competizione elettorale, che la scarsa partecipazione è un effetto, un chiaro segno della crisi della democrazia. Qualcosa nel sentire comune si è spezzato, la democrazia è divenuta sinonimo di oligarchia e si è fatto sempre più grande il distacco tra il “ceto politico” e la gente, anche tra gli italiani residenti all’estero”. Così Gianfranco Rizzuti, candidato nella Circoscrizione Estero la Sinistra Arcobaleno, sul voto estero. “Uno dei problemi più urgenti è la struttura territoriale delle diverse ripartizioni. Una territorialità così estesa significa in realtà una mancanza di territorialità. Una mancanza di territorialità significa, a sua volta, mancanza di rapporto diretto tra eletti ed elettori. Non rispettare questo rapporto significa tradire la democrazia allontanare ulteriormente la gente dalla politica. Questo al momento dovrebbe essere il tema su cui impegnarci maggiormente: come ricostituire in emigrazione il tessuto associativo e della rappresentanza, come rivitalizzare i Comites, come attivare la partecipazione degli uomini, delle donne delle comunità”.
(SEGUE)