“Se è giusto chiedere di fare di più, non si può nemmeno cedere a semplificazioni superficiali. In questi anni molto si è fatto e con molta concretezza”. Lo scrive il segretario del Pd Matteo Renzi, in una lettera a Repubblica, replicando al monito di Walter Veltroni. E sottolinea: “In questi anni abbiamo fatto molto. Ma forse ne abbiamo parlato poco. Rimediamo insieme, già dalla prossima Conferenza Programmatica di Napoli. Fuori dal PD c’è il condonismo teorizzato dai cinque stelle e dalla destra. Fuori dal PD c’è un modello di sviluppo vecchio stile che strizza l’occhio alle politiche di Trump. Se qualcuno pensa che dentro il PD si possa fare di più, venga a darci una mano. Partendo da quello che è stato fatto. Che non è poco. Costruiamo il futuro senza ridicolizzare il presente. E facciamolo insieme”. Nella sua lettera l’ex premier elenca quindi quanto fatto dal Pd e dal suo governo in tema di politiche ambientali: “Innanzitutto è giusto ricordare il lavoro dei sindaci. Nella mia esperienza di Firenze ricordo l’aver chiuso al traffico la struggente bellezza dell’area del Duomo ridotta a spartitraffico, l’arrivo delle prime infrastrutture urbane per ricaricare le auto elettriche, l’aver investito sulle pedonalizzazioni, il rinnovo del parco mezzi dei bus, il sistema tramviario al posto di tante auto, le case popolari costruite con criteri di efficienza energetica sul modello di CasaKlima, le piste ciclabili, il collettore fognario di metà Firenze che scaricava in Arno e oggi arriva al depuratore, i semafori intelligenti per ridurre l’inquinamento sui viali di circonvallazione, il piano strutturale urbanistico a volumi zero per dire stop alle cementificazioni selvagge che hanno purtroppo deturpato altre nostre città. Da sindaco del Partito Democratico, nel mio piccolo, ho fatto questo. E molti altri sindaci hanno fatto più di me, meglio di me. I sindaci del PD fanno di questo partito oggettivamente il più grande partito ambientalista d’Italia”. “Il mio governo dei Mille Giorni – ricorda ancora l’ex premier – ha respinto la legge spudoratamente filo abusivi della Campania del governatore Stefano Caldoro. Ha investito nove miliardi di euro per il progetto Italia Sicura contro frane e alluvioni, con 1334 cantieri molti dei quali in esecuzione. Il ‘famigerato’ Sblocca Italia ha riaperto i cantieri immaginati 50 anni fa a cominciare dai 402 milioni di cantieri a Genova sul Bisagno e gli altri torrenti. Ha messo i soldi e nominato i commissari per velocizzare i cantieri. La legge sui reati ambientali era attesa da due generazioni di ambientalisti e oggi è realtà. Una nuova missione è stata affidata a ENI e ENEL per le rinnovabili e ha visto questi due colossi essere in prima linea sul futuro delle energie alternative dove l’obiettivo non è continuare con i sussidi che aiutano imprese straniere ma creare filiere di innovazione e ricerca italiana. L’ecobonus rinnovato in più circostanze e il nuovo Sisma Bonus per interi condomini dimostra che la strategia degli incentivi fiscali non serve a dare mance elettorali ma a scatenare la scintilla che faccia partire i lavori utili. Sullo sfondo il grande piano Casa Italia, voluto dal nostro Governo e che richiederà decenni per la completa attuazione ma che sarà decisivo per il futuro dei nostri figli. Per chi ama parlare con i numeri anziché con le parole faccio riferimento al comma 140 della Legge di Bilancio dello scorso anno, atto finale del mio governo: sono decine di miliardi di euro che saranno spesi da qui al 2032, se la burocrazia non li blocca prima. Il piano di ambientalizzazione dell’ILVA e l’inizio dei lavori per Bagnoli segnano una svolta per le due ferite ambientali principali del Mezzogiorno, frutto del disinteresse o della mancanza di concretezza di molti governi del passato. Il mare non lo inquinano le trivelle ma la mancanza di depurazione che ci vede sotto infrazione europea: so che dirlo non sembra di sinistra, ma non dirlo mi sembra assurdo e qui invito ad una pacata discussione sul tema in una fase come questa di transizione energetica. Depuratori, acquedotti, lotta all’inquinamento fatto con i cantieri, non con i convegni. Infine la cura del ferro e l’investimento nelle infrastrutture su cui Graziano Delrio – d’intesa con Gianluca Galletti – ha lavorato perfettamente e su cui meriterebbe aprire un capitolo a parte. Magari insieme all’investimento sulle periferie, nella logica del rammendo di cui ci ha parlato Renzo Piano”. (12 set – red)
