Roma, 21 apr – Partono principalmente dal nord Italia i “cervelli” italiani in cerca di lavoro all’estero. Anche se l’Italia è sempre più un paese d’immigrazione e sempre meno d’emigrazione, tra le aree dove ancora il fenomeno migratorio è presente la Sicilia resta al primo posto per concittadini residenti all’estero mentre a veder partire i propri laureati è soprattutto la Lombardia. Il 61% dell’emigrazione qualificata viene infatti dalle regioni settentrionali, dei quali il 41% dal nord-ovest (41%), mentre solo il 22% dei laureati emigra dalle regioni meridionali. Sono dei dati dell’Aire, citati nel quadro di un progetto della Confederazione Italiana di Unione delle professioni intellettuali (Ciu). Questa categoria di cittadini, come è emerso dal forum che si è tenuto nei giorni scorsi nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, rappresenta una risorsa importante per l’Italia. Ma sembrerebbe ormai obsoleto parlare di questo fenomeno come di “fuga di cervelli”. Secondo il presidente nazionale del Ciu, Corrado Rossitto, “la maggior parte dei professionisti emigrati non vuole tornare in Italia”. Di qui l’idea del Ciu di riallacciare i rapporti con questi professionisti e di tessere una rete che dia loro opportunità di contatti con il nostro Paese, ma anche tra di loro, valorizzandone le potenzialità, tutelandone i bisogni. Senza tuttavia cadere nella retorica dello ‘sfoggio di cervelli’”. (SEGUE)