Roma, 11 ott – “Questa ricerca è un passo avanti fondamentale nell’identificazione delle sorgenti di raggi gamma extragalattiche” dice Harold Peña-Herazo, attualmente in forza all’East Asian Observatory e associato INAF. “Continueremo a esplorare questi formidabili risultati che ci sta fornendo la survey LAMOST negli anni a venire, puntando a scoprire nuovi blazar che emettono raggi gamma che ci permetteranno di ottenere una comprensione sempre più accurata del cielo dei raggi gamma”.
“Il nostro studio ci ha mostrato un grande potenziale della survey LAMOST – aggiunge Francesco Massaro – e grazie ad esso siamo stati in grado di scoprire alcuni blazar dall’aspetto mutevole: il loro spettro ottico visto nei dataset LAMOST, con nostra grande sorpresa, è completamente diverso da quello disponibile in letteratura. Infine, vale la pena sottolineare che la possibilità di utilizzare le osservazioni LAMOST per stimare le distanze cosmologiche dei blazar è fondamentale per studiare questa popolazione di oggetti celesti così estremi e remoti, la sua evoluzione cosmologica e il contributo dei blazar alla radiazione di fondo nei raggi gamma di origine extragalattica che permea il nostro universo”. (BIG ITALY / SEGUE)
