“Attendiamo con il dovuto scetticismo il nuovo parto del Parlamento in materia elettorale”. Così Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, in un editoriale sul Corriere della Sera dal titolo “La riforma e la ‘prova del budino’”. “La formula Rosato – scrive il giurista – non risolve il problema della governabilità, o, meglio, assume che esso venga affrontato e risolto mediante coalizioni: il suo risultato è un sistema fondamentalmente proporzionale e non cambia molto rispetto alle due leggi diverse, per Camera e Senato (Calderoli e Renzi), ambedue corrette dalla Corte costituzionale. Per coloro che amano misurare la governabilità chiedendosi se la sera del voto il Paese saprà chi va al governo, la scelta in corso di discussione è deludente. La conclusione è che l’unica ‘prova del budino sta nel mangiarlo’. Voglio dire che, costringendo ad allearsi, questa formula elettorale potrebbe anche garantire la governabilità, a patto che le coalizioni siano stabili, che i patti siano duraturi, che gli accordi siano particolareggiati. Quando due società si alleano, quando una società ne acquista un’altra, quando due società si fondono, si passano mesi a fare ‘due diligence’. La cancelliera Merkel non pensa di poter terminare prima di uno o due mesi il negoziato con i suoi possibili alleati, anche perché sa che dovrà trattare su più tavoli. Cristiano-democratici e socialdemocratici, negli ultimi governi tedeschi di coalizione (2005, 2009 e 2013), hanno stipulato ‘contratti di coalizione’ molto dettagliati, che regolavano tutta l’attività di governo per la durata della legislatura (l’ultimo era di circa 130 pagine). Qui sta la ‘prova del budino’: le nostre forze politiche, così divise al loro interno, saranno capaci di raggiungere accordi tanto precisi e lungimiranti, destinati a durare, senza continuare a suddividersi all’infinito al loro interno e, poi, a rompere gli accordi con i loro avversari-alleati?”. Inoltre sottolinea: “Le formule elettorali sono fatte per essere a lungo rispettate, tant’è vero che nei principali Paesi democratici del mondo sono molto longeve. In Italia, questo patto viene continuamente rimesso in discussione. In 150 anni di storia unitaria abbiamo avuto 12 formule elettorali diverse, e il moto si è accentuato recentemente, perché dal 1993 vi sono state tre leggi elettorali (Mattarella, Calderoli, Renzi), e potremmo averne tra breve una quarta”. (12 ott – red)