“La legge Cirinnà non va migliorata. Vorrei che fosse proprio superata”. Lo afferma, in una intervista a Il Fatto Quotidiano, proprio la senatrice Pd che ha firmato la legge sulle unioni civili approvata definitivamente nel maggio scorso dopo un lungo e travagliato iter parlamentare. “L’Italia sarà un paese civile quando avremo il matrimonio egualitario, l’adozione e la responsabilità genitoriale sin dalla nascita dei figli per tutti i tipi di coppie, etero e omosessuali” spiega Monica Cirinnà che ripercorre nel suo libro “L’Italia che non c’era. Unioni civili: la dura battaglia per una legge storica” 71 giorni di discussione, oltre 4.300 emendamenti (di cui 2.778 solo di Ncd e 282 del senatore Carlo Giovanardi), il Family Day, proteste e voltafaccia. “Gli emendamenti di Ap sono stati davvero tanti – ricorda – e, pur essendo in maggioranza con noi, hanno cercato in tutti i modi di bloccare la legge. Il futuro della nostra alleanza dipenderà molto dalla legge elettorale. Vedremo come andrà. Ma è sicuramente un’alleanza scomoda per chi come me si occupa di diritti umani. Su questo tema e su altri, come la procreazione assistita, gli alfaniani e gli altri ‘cavalieri medievali’ hanno una visione decisamente oscurantista. Diciamo che questa alleanza un letto con molti spilli in cui si è costretti a dormire”. Sui grillini, invece, la senatrice ricorre alla categoria di “tradimento”: “Ero tranquilla fino al 15 febbraio, avevo ricevuto rassicurazioni sull’emendamento Marcucci. Con Airola e Buccarella abbiamo girato l’Italia per difenderei diritti delle coppie omosessuali. È una cosa che mi ha ferito molto. In politica, come nella vita, credo fermamente nella correttezza dei rapporti personali. Ma loro hanno fatto un calcolo politico e deciso per il dietrofront”. Inoltre in una intervista ad IoDonna aggiunge un particolare: “Col collega Buccarella ci parliamo e salutiamo. Credo che Airola ne abbia avuto una sofferenza personale. A lui è stato applicato un metodo stalinista: costretto a fare la dichiarazione di voto contrario quando era il più grande sostenitore della legge. Lo hanno proprio punito”. E conclude: “Io non ho perso la speranza sullo ius soli. Questo è un tema su cui il Pd deve avere il coraggio di portare il testo in aula e se necessario ricorrere alla fiducia come è stato fatto per le unioni civili”. Impegno che ribadisce anche in una intervista ad IoDonna: “Secondo me ce la facciamo a vincerla, ma il Pd deve avere coraggio, portarla in aula e vedremo chi non la vota. È meglio farla bocciare dall’Aula, una legge così, piuttosto che essere pavidi e scegliere di non rischiare. Il Pd è forte quando sfida. Lo abbiamo visto con le unioni civili. Poi, col nuovo parlamento, toccherà all’adozione per tutti e il matrimonio egualitario. Ma non è scontato che io venga rieletta. Noi non renziani rischiamo l’osso del collo perché nessuno ci blinda. Correrò e me la giocherò tutta, come sempre. Con i cattodem a gufarmela…”. E allo stesso settimanale femminile commenta il primo caso di assegnazione di una pensione di reversibilità, a Torino: “In commissione avevo Maurizio Sacconi che mi diceva: ‘Cara Cirinnà, per colpa sua fallirà l’Inps’. Io gli spiegavo che i lavoratori, senza distinzioni, se la versano la loro reversibilità, ma non mi ascoltava. Alla fine, facendo un gesto scaramantico, gli ho detto: ‘Ma quanti gay e lesbiche devono morire per far fallire l’Istituto?’. A furia di far le corna a Sacconi ho avuto ragione io”. (18 ott – red)