Lo dice anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “L’approvazione del Parlamento di una legge elettorale era divenuta urgente e nessuno più di me la poteva auspicare, anche se dovremmo essere consapevoli dell’anomalia di troppi, frequenti cambiamenti in Italia di una disciplina che dovrebbe essere ed è generalmente in Europa, costante per lungo periodo, e non essere rivista alla vigilia delle elezioni politiche generali”. E aggiunge, domandandosi: “Si può accelerare il lavoro del Parlamento fino al punto di comprimerne le potenzialità, con il ricorso alla fiducia su punti fondamentali?”. La risposta, per il senatore a vita, è un sì con riserva, visto che Napolitano voterà per 5 volte a favore della fiducia oggi al Senato, pur bacchettando le forze politiche e difendendo invece il premier Paolo Gentiloni, perché “singolare ed estremamente improprio ho trovato la responsabilità addossata al presidente del Consiglio per la fiducia: Gentiloni ha dovuto aderire alle pressanti richieste arrivate da più parti”. Il Partito democratico, da par suo, conferma la bontà di una legge che, come dice Franco Mirabelli “garantisce omogeneità tra le due Camere ed è fatta dal Parlamento e non di risulta dalla Corte costituzionale. Per mesi chi ci accusa di aver fatto l’inciucio ci accusava di non voler fare una legge elettorale che garantisse stabilità. Questa è la migliore legge elettorale possibile, ognuno tra quelli che l’hanno voluta ha rinunciato a qualcosa, ma l’abbiamo avuta a larga maggioranza”. Ma non tutti voteranno la fiducia all’interno: non lo farà Claudio Micheloni, contrario alla norma sul voto all’estero, non lo farà Vannino Chiti: “Non parteciperò né ai voti di fiducia né al voto finale sulle legge elettorale: mi distinguo in questo dal gruppo ma non posso evitarlo. Si è perso troppo tempo e la fiducia è un serio errore”.
(25 ott – Sis)