Un risveglio della paura quello di questo primo novembre a New York, dove ieri – nel giorno del “dolcetto scherzetto” – si è consumato il più grave attentato terroristico dalla tragedia delle Torri Gemelle. A seminare morte e terrore, a nome dell’Isis (pur non essendo ancora emersi collegamenti diretti con lo Stato islamico), è stato il 29enne Sayfullo Habibullaevic Saipov, di origini uzbeke, che a bordo di un camion è piombato alle tre del pomeriggio su una delle più affollate piste ciclabili di Manhattan facendo una strage: almeno otto morti (tra cui cinque argentini e un belga) e una quindicina di feriti, anche se purtroppo il bilancio sembra destinato ad aggravarsi ulteriormente. L’attentatore, armato di due pistole ad aria compressa, è stato neutralizzato dalla polizia un chilometro dopo la strage, mentre gridava “Allahu Akhbar”. Per il presidente Usa Donald Trump, che ha immediatamente twittato, è stato “un altro attacco da parte di una persona malata e folle”. In queste ore però il lavoro dell’Fbi è principalmente rivolto alla ricerca di eventuali collegamenti dell’assassino con la galassia integralista, anche se al momento l’ipotesi più probabile è che ad entrare in azione sia stato un “lupo solitario”. Saipov, un ex autista di Uber, si trova negli Usa dal 2010 e per il suo attentato ha noleggiato il veicolo della Home Depot nel vicino New Jersey. Va sottolineato che è in possesso della “green card”, ovvero l’autorizzazione permanente a risiedere negli Stati Uniti e vive con la moglie e tre figli a Paterson in New Jersey. A bordo del furgone utilizzato per la strage gli investigatori hanno trovato un documento nel quale l’uzbeko professa la sua fede integralista. (1 nov – red)