“Voglio rivolgere un appello ai siciliani, dal profondo del cuore, soprattutto a quelli che sono delusi, scoraggiati, arrabbiati: dateci la forza per cambiare le cose, non solo eleggendo un presidente come Nello Musumeci, ma anche una maggioranza all’Assemblea Regionale che non venga condizionata da altre forze. Sono quelle stesse forze che negli ultimi cinque anni hanno ridotto la Sicilia in queste condizioni, con il debito pubblico cresciuto del 40%, con più di cinque ragazzi su 10 senza la speranza di trovare un lavoro, con la metà delle famiglie a rischio povertà”. E’ quanto afferma Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, in un’intervista pubblicata oggi sulla Gazzetta del Sud. “Dobbiamo affidare la Sicilia e l’Italia – ha poi aggiunto Berlusconi – a chi ha dimostrato nei fatti di saper realizzare degli obbiettivi concreti. Non possiamo lasciare la Regione in mano né ai responsabili di questa situazione, cioè il PD che ha governato negli ultimi cinque anni, né ai grillini, che hanno condiviso e votato l’80% dei provvedimenti della Giunta Crocetta”. “Oggi il Sud e la Sicilia sono spariti dell’agenda politica della sinistra, che ne è così consapevole da non provare nemmeno a vincere queste elezioni siciliane. Il fallimento della giunta Crocetta è talmente clamoroso che lo stesso PD se ne vergogna” ha aggiunto il Cavaliere. E ha rimarcato: “Come alle prossime elezioni nazionali noi anche in Sicilia saremo l’unico argine alla vittoria dei grillini, una forza politica che non definirei ‘populista’ – del popolo ho un profondo rispetto, non può essere una connotazione negativa, in democrazia – ma piuttosto ribellista e giustizialista. I grillini sono gente senza idee, pronti a sostenere qualsiasi cosa e il suo contrario, e infatti si contraddicono continuamente, secondo la convenienza politica del momento. D’altronde sono loro i veri professionisti della politica, la maggior parte di loro vive solo di politica, non ha mai fatto un altro lavoro nella vita”. Inoltre, secondo il leader di Forza Italia, “quando abbiamo lasciato il governo nel 2011, nel pieno della peggior crisi economica del dopoguerra, la disoccupazione in Italia era all’8,6%, due punti sotto la media europea, oggi siamo all’ 11,1%, quindi 2,5 punti sopra. I nostri governi erano riusciti a ridurre la pressione fiscale fino al 39%, ora è al 43,3%. Nel frattempo il debito pubblico italiano è cresciuto vertiginosamente”. (2 nov – red)