“Mi pare che l’Isola abbia scelto di andare a destra sull’onda di una marea che da tempo monta in numerosi Paesi. È l’ulteriore sintomo di una tendenza generale che in me desta preoccupazione. Mi sembra che il fenomeno sia alimentato più dalla paura che da progetti rivolti al futuro. La buona politica dovrebbe coltivare sempre uno slancio utopistico. Viceversa, l’idea di chiudere pone e finestre per restarsene isolati dal resto del mondo non mi pare prospettiva feconda”. Lo afferma Dacia Maraini in una intervista al Mattino. E prosegue: “Non si tratta di una distanza ideologica connaturata agli abitanti, ma del risultato di un assetto storico che ha sempre premiato l’immobilismo. Tutto è cambiato affinché nulla cambiasse davvero, proprio come recita il celebre adagio del Gattopardo. Di secolo in secolo, l’impressione di un falso movimento ha generato sfiducia in qualunque forma di autogoverno, in qualunque forma di autonomia gestita secondo giustizia. La Sicilia ne ha avuta molta da un certo punto in poi, ma l’ha gestita con poca saggezza”. Quali sono le responsabilità della sinistra? “Le lacerazioni interne sono state determinanti nel segnare un distacco con gli elettori. La gente non ha capito quali siano le motivazioni di diatribe che paiono personalistiche. Dei progetti per il futuro non ha parlato nessuno. Si è preferito indugiare su risse e contese che hanno portato la maggioranza dei siciliani a non votare. In prospettiva delle prossime politiche, l’evidente frammentazione della sinistra è a dir poco suicida così si regala l’intero Paese alla destra”. E conclude: “I grillini paiono per lo più volenterosi e la loro voglia di cambiamento è apprezzabile. Ma appaiono anche troppo presuntuosi e spesso carenti delle necessarie conoscenze per gestire la macchina pubblica come si è visto a Roma. Burocrazia, lobbies e centri di potere sono le anime morte che soffocano il nostro Paese: pensare di spazzarle via soltanto con le buone intenzioni, è al di là del colore politico una promessa difficile da mantenere”.
(7 nov – red)