Cesena, 5 mag – Stefano Cavazzutti era legato da fraterna amicizia a Bartolo Nigrisoli (1858–1948), medico chirurgo, dal luglio 1922 ordinario di Clinica Chirurgica e Medicina operatoria a Bologna sino al 1931, quando venne espulso per non aver giurato fedeltà al regime fascista. Animo libero e ribelle, lasciò definitivamente l’Italia nel 1887 per esercitare la professione medica in Argentina e Paraguay. Nel 1886 sui bastimenti in partenza da Genova curava e confortava i malati, per poi stabilirsi due anni più tardi a Santa Fe, poi nella colonia agricola di San Justo e infine, sempre in Argentina, a La Plata. Quando in quest’ultima città venne inaugurato nel 1903 l’Ospedale Italiano “Umberto I”, ne divenne il primo direttore sanitario. Mantenne sempre i rapporti con gli amici medici dell’Università di Bologna per essere aggiornato sui progressi in campo sanitario, facendo ritorno in Emilia Romagna solo per congressi medici. Assieme al naturalista argentino Florentino Ameghino, Cavazzutti fece alcune spedizioni lungo il Rio Quequén, poi in Brasile e successivamente in Paraguay nella provincia di Misiones, dove studiò le malattie che a quel tempo falcidiavano gli emigrati italiani. Dal 1909 cominciò a donare alla città di Ravenna materiale etnografico proveniente dalle Americhe, che diedero vita al Fondo Cavazzutti, Istituito presso il Museo Natura di Sant’Alberto di Ravenna. Nel 1921 pubblicò scritti su Dante Alighieri in occasione dei seicento anni dalla morte. Durante il viaggio per partecipare a un congresso medico a Bologna si ammalò, spegnendosi poi nel 1924, proprio nel capoluogo emiliano.
(Cld/Sis)