Non esclude nulla, Emma Bonino: neppure lo sciopero della fame, nonostante i postumi del tumore che l’ha colpita 2 anni fa: “So di non essere nelle condizioni migliori” ma “in ballo c’è un principio fondamentale: la parità di accesso al processo elettorale” spiega in una intervista a Repubblica, parlando della richiesta di modifica del Rosatellum che impone ai partiti non presenti in Parlamento di raccogliere 50mila firme in poco più di un mese nei 63 collegi plurinominali. “Una follia – denuncia la promotrice della lista Europa -. Come scalare l’Everest con le scarpe da tennis”, “questa legge, che esclude soltanto noi” è “fatta per chi ha già santi in Parlamento, viola i principi di fondo della democrazia. La legge elettorale prevede 6 mesi per raccogliere le firme. Ma qua 6 mesi non ci sono e nemmeno i moduli del Viminale, per di più in una situazione che è kafkiana, visto che non si sa manco quando si vota. Alla fine avremo 4-5 settimane, con metà Italia sotto la neve. Tra l’altro per gli stessi motivi nel 2012 fu fatto un decreto che riduceva le firme”. E replica a Pd ed Mdp che si sono detti disponibili: “Ma qui non si tratta di offrire aiuti sottobanco, aumma aumma, è una lotta per i diritti e le regole democratiche, inclusa la possibilità di ricorrere alle firme digitali, come da direttiva Ue disattesa dall’Italia”. E annuncia che ora “ci vedremo con Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova per decidere le iniziative non violente”. E conclude commentando che se mancherà l’appoggio di M5S vuol dire che “andrebbe contro i loro principi di partecipazione e democrazia. Che vuol dire partire tutti dallo stesso punto e poi chi ha più gambe più corre. Non vive di preclusioni. Non credo vorranno smentire sé stessi”. (4 dic – red)