“Gesù Cristo oggi ha il nome dei Rohingya”. Lo dice papa Francesco in un colloquio con i gesuiti di Myanmar e Bangladesh pubblicato su Civiltà cattolica e proposto oggi dal Corriere della Sera. Della sua visita in Myanmar, considerata “una delle più difficili”, il pontefice dice: “Il Popolo di Dio è popolo povero, umile, che ha sete di Dio. Noi pastori dobbiamo imparare dal popolo. Perciò, se questo viaggio appariva difficile, sono venuto perché noi dobbiamo stare nei crocevia della storia”, “oggi si discute tanto su come salvare le banche. II problema è la salvezza delle banche. Ma chi salva la dignità di uomini e donne oggi? La gente che va in rovina non interessa più a nessuno. II diavolo riesce ad agire così nel mondo di oggi. Se noi avessimo un po’ di senso del reale, dovrebbe scandalizzarci. Lo scandalo mediatico oggi riguarda le banche e non le persone. Davanti a tutto questo dobbiamo chiedere una grazia: di piangere. II mondo ha perso il dono delle lacrime”, “davanti a quella povera gente che ho incontrato ho sentito vergogna! Ho sentito vergogna per me stesso, per il mondo intero! “. Poi Bergoglio spiega la sua scelta in Bangladesh di fare cardinale l’arcivescovo della capitale. “Nominando i cardinali, ho cercato di guardare alle piccole Chiese. Non per dare consolazione, ma per lanciare un chiaro messaggio: le piccole Chiese che crescono in periferia e sono senza antiche tradizioni cattoliche oggi devono parlare alla Chiesa universale. Sento chiaramente che hanno qualcosa da insegnarci”. (14 dic – red)