Cosenza, 12 mag – Al Teatro dell’Acquario, nel capoluogo calabrese, è andata in scena la compagnia Teatro della Ginestra in tourneè con lo spettacolo “L’emigrazione è puttana”. Il titolo è emblematico e la protagonista assoluta non poteva che essere la valigia di cartone. Lo spettacolo si sviluppa a partire dai versi di Franco Costabile – poeta ermetico calabrese morto nel 1965 a soli quarantuno anni – e racconta la storia delle vite di quattro fratelli: Domenico, Antonio, Salvatore e Rosa. Scenografia semplice, musiche che trasportano il pubblico nelle case profumate di sacrificio di migliaia e migliaia di italiani, provenienti soprattutto dal Sud dell’Italia, costretti ad abbandonare la propria terra per cercare fortuna in luoghi lontani…giorni e giorni di viaggio. A differenza di loro padre – che una volta a Buenos Aires si distacca gradualmente dal suo nucleo familiare e finisce per condividere la sua vita con un’altra donna – i quattro fratelli decidono di restare in Calabria, nel loro paese. Domenico, il maggiore, non appare mai; gli altri tre sono interpretati da Emilia Brandi, Ernesto Orrico e Francesco Votano. Nell’intimità della loro casa, ora in attesa di una lettera dall’Argentina, ora piangendo la morte di Domenico, le tematiche che emergono dai discorsi dei tre fratelli offrono numerosi spunti di riflessione oltre che sulla nostra storia nazionale passata anche, o forse soprattutto, su quella attuale. Oggi, più di sessanta milioni di persone di origine italiana vivono in paesi extraeuropei; gli scenari internazionali però, rispetto a qualche decennio fa, sono cambiati e l’Italia ormai, più che di emigrazione, è un paese di immigrazione. Ogni anno, infatti, a Milano come a Reggio Calabria, giunge una moltitudine di stranieri provenienti da ogni angolo di mondo spinti, nella maggior parte dei casi, dalla volontà di offrire a se stessi e alle proprie famiglie la possibilità di poter vivere una vita dignitosa. Domenico, Antonio, Salvatore e Rosa sono quattro ragazzi costretti a crescere senza la presenza del padre; basterebbe chiudere solo per un attimo gli occhi e le loro storie potrebbero aiutarci a meglio comprendere quelle dei tanti Mohamed, Dimitri, Amadoui o Irina che oggi popolano le nostre città. (Sab)