Un anno fa è scampato all’abolizione, o quantomeno alla trasformazione in Camera delle regioni. Oggi il Senato riesce nell’intento (“grazie anche a Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, che non la loro non presenza qui ci hanno dato questa possibilità” ironizza Roberto Calderoli) di riformarsi da solo, con un intervento che si basa su tre linee principali di intervento: composizione dei Gruppi parlamentari basata sul principio della loro tendenziale corrispondenza con i partiti politici; valorizzazione dell’attività delle Commissioni; semplificazione e razionalizzazione dei lavori. La riforma introduce il principio in base al quale ciascun gruppo deve rappresentare un partito o un movimento politico che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno. Sono previste misure volte a disincentivare i mutamenti di Gruppo da parte dei singoli senatori, quello che dalla Lega a M5S passando per il presidente Pietro Grasso, tutto chiamano “trasformirmo”. Cambia anche il criterio dell’assegnazione dei disegni di legge di norma in sede deliberante o redigente, fatta eccezione per quelli previsti dall’articolo 72 della Costituzione (ddl costituzionali, in materia elettorale, deleghe legislative, ratifiche di trattati, bilanci e consuntivi, decreti-legge, collegati alla manovra di finanza pubblica). Anche le informative del Governo, ad eccezione di quelle del Presidente del Consiglio, si svolgeranno in Commissione. Cambia l’organizzazione del calendario, con l’introduzione di sedute uniche con la riserva di due settimane di lavori al mese dedicate esclusivamente alle Commissioni. Per una maggiore armonizzazione con il regolamento della Camera si prevede che ogni deliberazione sia presa a maggioranza dei presenti (l’astensione non vale più come voto contrario); sono introdotte modifiche più restrittive per lo scrutinio segreto; le votazioni avvengono di regola con procedimento elettronico, restano ad alzata di mano quelle squisitamente procedurali. E’ prevista una corsia preferenziale per i ddl di iniziativa popolare ed è reso più incisivo l’istituto della dichiarazione d’urgenza.Tra gli emendamenti approvati oggi, quello che prevede l’adozione da parte del Consiglio di Presidenza di un codice di condotta al quale i senatori devono attenersi nell’esercizio del mandato; quello in base al quale la decadenza del senatore dalle cariche non si applica quando la cessazione sia stata deliberata dal gruppo di provenienza, o in caso di scioglimento o fusione con altri gruppi. “Ai senatori della diciottesima legislatura diamo un Senato che potrà funzionare ancora di più” il commento finale del presidente Pietro Grasso.
(Sis)