Si è svolta alla Camera dei Deputati la conferenza stampa del Gay Center sulle prossime elezioni politiche del 4 marzo. Il Portavoce dell’associazione, Fabrizio Marrazzo, ha spiegato ai cronisti presenti come si indirizzerà il voto della comunità lgbt: “In Italia – ha spiegato – il nostro voto vale circa il 6,2% e può contare su circa due milioni di elettori, con un bacino potenziale che potrebbe arrivare al 16%, ovvero 7 milioni di elettori”. A sostenere questi numeri, Marrazzo ha citato una rilevazione condotta da Eurmedia Research dove emergerebbe che in tutto il paese il 13% della popolazione si è dichiarato gay, lesbica o trans e che oltre loro ci sarebbe un ulteriore 3% che sarebbe disposto a votare una lista a sostegno dei diritti lgbt. Pur essendo tematiche più vicine all’elettorato dei partiti di centrosinistra, il portavoce del Gay Center ha voluto sottolineare come anche negli altri schieramenti stia crescendo la sensibilità intorno alle tematiche care al mondo lgbt: anche nel centrodestra cresce il consenso per tematiche legate ai diritti lgbt – ha spiegato ancora Marrazzo -. Il 15 per cento degli elettori di Fi-Lega-Fdi dice di essere favorevole a una eventuale lista gay, addirittura più di quelli del Movimento Cinque Stelle, che sarebbero appena l’11,9 per cento. Un dato ancora più interessante riguarda la percentuale di elettori di Fdi favorevoli a una legge sull’omofobia, che si attesterebbe al 64,5%, per toccare il 70% se si allarga la rilevazione a tutto l’elettorato del centrodestra. Quanto al rapporto con la lega di Matteo Salvini, Marrazzo sottolinea che nel loro programma ci sono dei punti condivisibili: “La proposta di legalizzare la prostituzione attraverso le cosiddette ‘case chiuse’ – ha detto – potrebbe garantire una maggiore tutela ai sex worker che oggi sono in larga parte vittime di tratta e non ricevono alcun supporto sanitario. Quindi da questo punto di vista si tratterebbe di una legge che potrebbe contrastare lo sfruttamento. Diversamente – ha concluso – speriamo che non sia stata pensata come un modo per schedare chi si prostituisce, in quel caso saremmo ovviamente contrari”. (PO / Fas – 23 gen)