“Io li chiamo contributi laici. Stiamo facendo tutto alla luce del sole, l’operazione è perfettamente legale, non mettiamo certo in vendita i nostri parlamentari”. Repubblica intervista il tesoriere di Forza Italia Alfredo Messina, senatore uscente e ricandidato, artefice del documento con cui per la prima volta viene consentito agli aspiranti parlamentari di far versare a un “terzo”, un finanziatore, i 30 mila euro pretesi quale contributo alle casse esangui del partito. “Non c’è nulla di strano – spiega Messina –. È successo che in tanti tra i candidati mi avevano segnalato la possibilità che a farsi carico del pagamento del contributo fosse. . .” Un amico. “Non un amico. Un imprenditore o finanziatore di loro conoscenza”. L’imprenditore paga e poi detrae. “Esatto. Ma è previsto dalla legge: è un contributo al partito e in quanto tale detraibile. Ma sia chiaro: se poi il candidato non viene eletto, la somma la restituiamo”. Riguardo al rischio che l’eletto tuteli gli interessi dello sponsor in parlamento, Messina taglia corto: “Macché! Per 30 mila euro? Ma un parlamentare in cinque anni ne guadagna 500 mila. Vuole che si venda per 30?”. (26 gen – red)