Dagli Usa, sul fronte della missione italiana in Afghanistan, “ci è stato chiesto di rimanere. Noi abbiamo spiegato a Mattis che abbiamo bisogno che altri Paesi alleati possano condividere parte della nostra responsabilità nell’area occidentale del Paese. Abbiamo davanti a noi altre emergenze in Africa e nel Mediterraneo e dobbiamo distribuire meglio le nostre forze. Gli americani si sono dimostrati molto disponibili”. Così il ministro della Difesa Roberta Pinotti, in una intervista al Corriere della Sera nella quale, reduce dal vertice Nato a Bruxelles di ieri, fa il punto sull’impegno dell’Italia in 29 missioni in 20 Paesi del mondo. Per quanto riguarda la Siria precisa che “non ci sono state richieste”. E commenta quindi la richiesta del segretario generale della Nato agli alleati di impegnarsi a spendere di più per la Difesa, in primis l’Italia: “L’obiettivo del 2% è per il 2024 e l’Italia intende continuare su questa strada di responsabilità, tenendo conto anche delle condizioni di crescita del Paese. Ma bisognerà anche trovare un sistema per calcolare il peso delle missioni nell’ambito delle tre c, cioè capacità, cash e contribution, che poi è la presenza nelle missioni. Oggi quest’ultima non viene calcolata, ma dopo gli Stati Uniti, noi e la Germania siamo i Paesi che contribuiscono di più. Questo è stato riconosciuto nella discussione e sia Stoltenberg che Mattis hanno detto che entro il vertice di luglio occorrerà mettere a punto un sistema per misurare la partecipazione alle missioni”. Ha inoltre precisato che “la domanda su cosa succederà dopo il 4 marco è stata fatta da tutti i miei interlocutori. In questi 4 anni abbiamo lavorato in grande sintonia con gli alleati su vari fronti, Nato, difesa europea, coalizione anti-terrorismo. E tutti si chiedono se sarà ancora così. Io ho detto che su Esteri e Difesa l’Italia ha sempre mostrato continuità e linearità. E non ci sarà un salto nel buio, che comporti un altro posizionamento del nostro Paese nelle scelte internazionali. Ci potranno essere accenti diversi, ma i fondamentali di un grande Paese non cambiano. E l’Italia è un grande Paese”. Inoltre ha aggiunto: “La domanda su cosa succederà dopo il 4 marco è stata fatta da tutti i miei interlocutori. In questi 4 anni abbiamo lavorato in grande sintonia con gli alleati su vari fronti, Nato, difesa europea, coalizione anti-terrorismo. E tutti si chiedono se sarà ancora così. Io ho detto che su Esteri e Difesa l’Italia ha sempre mostrato continuità e linearità. E non ci sarà un salto nel buio, che comporti un altro posizionamento del nostro Paese nelle scelte internazionali. Ci potranno essere accenti diversi, ma i fondamentali di un grande Paese non cambiano. E l’Italia è un grande Paese”. (15 feb – red)