Carlo Calenda non è un uomo banale. O perlomeno non lo è la decisione annunciata: il ministro uscente dello Sviluppo economico, considerato un tecnico e più volte distintosi per posizioni anche critiche per il Partito democratico, si iscrive al Pd proprio nel giorno più buio del partito. “Non bisogna fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c’è. Domani mi vado ad iscrivere al Pd” è l’annuncio su Twitter. Segue una analisi approfondita di quanto successo: “Abbiamo dato la sensazione di essere un partito delle elite. È successo in tutto l’Occidente ai progressisti. Ma è anche effetto del nostro modo di comunicare ottimistico e semplicistico. Tornare a capire le paure, non tentare di esorcizzarle” è il suo messaggio. E poi, per essere chiaro: “Condivido in pieno linea su no Governo con 5S, non commento percorso congressuale e timing dimissioni perché non iscritto al PD (o almeno non ancora, ndr) trovo fuori dal mondo l’idea che la responsabilità della sconfitta sia di Gentiloni, Mattarella (per il voto 2017) e di una campagna troppo tecnica”. Tantomeno la colpa è di Renzi che “è stato eletto segretario da due milioni di persone ed è stato, questa è la mia opinione, un ottimo presidente del Consiglio. Io credo si essere stato uno dei pochi a dirgli sempre in faccia quello che pensavo. Adesso però mi rifiuto di partecipare alla lapidazione pubblica”.All’annuncio di Calenda seguono i messaggi di congratulazioni di molti dei principali esponenti e compagni di governo, a partire da Paolo Gentiloni che gli rivolge un semplice e chiaro “Grazie Carlo” all’ex ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina (“hai fatto la scelta giusta”) ad Anna Finocchiaro: “È molto bello ed importante che in un momento difficile ci sia chi vuole dare il proprio contributo al Pd, al suo pluralismo e al suo rafforzamento. Benvenuto a Calenda”.
(Sis)