“Questo è solo il primo tempo. La legislatura sarà breve”. Lo sostiene Pierluigi Bersani in una intervista al Fatto Quotidiano. E ora “i cinquestelle non possono dire bussate e vi sarà aperto. Devono dire dove girano la testa. Se non fosse blasfemo, bisognerebbe ricordare che quarant’anni fa ci fu uno che ci lasciò le penne per dire da che parte la girava”, “devono farci la cortesia di uscire dal loro sistema tolemaico: chi fa girare i pianeti è il Parlamento, non i 5Stelle”, “saranno quelli che sbaraccano il tavolo, la testa d’ariete per ribaltare il sistema. Ma poi la poltrona se la prende il toro, la destra. Devono stare attenti o finisce che diventano gli amici del giaguaro. Va bene l’exploit al Sud ma, da appassionato di storia, li avverto: al dunque, decide sempre il Nord”. Quindi l’esponente di Leu precisa: “Parliamo con tutti ma dobbiamo permetterci di essere coerenti, visto che non siamo determinanti in nessun caso”. Il Pd ha capito la lezione? “Non mi pare. Li sento parlare di reggenze, ma il Pd è paralizzato: non può dire di aver sbagliato e non può dire di aver fatto bene. Stanno scegliendo di continuare a balbettare. Do un giudizio tecnico: per chiudere col renzismo bisognerebbe cambiare lo Statuto, togliere le primarie aperte almeno per una volta e fare un congresso con un dibattito autentico, che dia un giudizio su questi cinque anni e giustifichi una svolta”. Una legislatura costituente? “Non c’è il pane, mangiamo le brioche”. “Dobbiamo combattere per una sinistra plurale, ambientalista, cattolica, progressista. Ora serve coerenza: abbiamo detto che lo avremmo fatto, lo dobbiamo fare. Serve subito una fase costituente di LeU come soggetto politico, ma non in forma burocratica, accompagnata da una riflessione culturale. E poi proposte concrete in Parlamento: diciamo no alla destra e alle ammucchiate, ma non siamo sull’Aventino”. E dello scarso risultato di Leu (3,4%) dice: “Quando vedevo le assemblee piene, in campagna elettorale, mi domandavo: sta scattando una cinghia di trasmissione o è solo una rimpatriata? Ecco, è stata soprattutto una rimpatriata, pur con una presenza insolita di giovani e una passione che non va dispersa. Abbiamo visto l’onda, non l’abbiamo intercettata” e “l’ho detto per primo che c’era la mucca nel corridoio. Solo che abbiamo scoperto che la mucca era un toro e ci è passato sopra. La gente ci ha percepito come una variante del sistema”. (16 mar – red)