“Si parte dal programma del centrodestra ma non potendo governare da soli, perché al momento non abbiamo numeri sufficienti, siamo disposti ad ampliare e a modificare il nostro programma, tutelandone la coerenza. Non sono uno che s’impunta. Non andrò a dire al Capo dello Stato: il programma dev’essere il mio, la lista dei ministri è quella che dico io e comando io”, “la lotteria dei nomi, come s’è visto nella vicenda dei presidenti delle Camere, non serve a nulla. Sicuramente io sono pronto a fare il premier, però prima viene il programma. Il nome di chi dirige il governo è l’ultima cosa”. Lo afferma Matteo Salvini in una intervista al Messaggero. Un governo con i 5 stelle? “Bisogna mettersi al tavolo con tutti, e certamente anche con M5S. E a questo tavolo, bisognerà vedere come azzerare la legge Fornero, come si riducono le tasse, come si controlla l’immigrazione, anche perché adesso ricominceranno gli sbarchi”. Si arriverà in prospettiva a un governo Salvini-Di Maio? “Ho letto tante sciocchezze in proposito. La mia posizione è lineare. Noi abbiamo lavorato insieme, perché venissero eletti alle presidenze delle Camere due personaggi che rappresentassero il voto degli italiani. Questo voto è stato rispettato. Quella del governo è un’altra partita. Con Di Maio non abbiamo mai parlato di governo, e adesso cominceremo a farlo. Voi giornalisti già fate il toto ministri e il toto premier ma vi assicuro: neppure un accenno anche vaghissimo su queste cose è stato mai fatto tra Di Maio e il sottoscritto nelle nostre conversazioni. Ora partendo dalle due emergenze italiane, il lavoro e la sicurezza, parleremo delle cose da fare. Io le idee le ho chiare, vediamo se è così anche per i 5 stelle e per gli altri”. Poi aggiunge: “Berlusconi ha dimostrato di essere lui a decidere in Forza Italia e di condividere il percorso con me. Qualche consigliere, fino alla fine, ha provato a farlo sbagliare, ma lui si è mosso benissimo”. Salvini affronta poi il tema del Mezzogiorno: “La tassa unica al 15 per cento è richiesta ovunque da tanti imprenditori, ma gli effetti più forti li avrebbe al Sud, sul turismo, sull’agricoltura. E tante aziende anche straniere, con una tassazione ridotta, potrebbero andare in questa parte d’Italia. Con i 5 stelle, proprio sul Sud ci dovremo chiarire bene” e “non ho approfondito bene la proposta sul reddito di cittadinanza. Ma io sono culturalmente ed economicamente contrario all’assistenzialismo. Noi stiamo lavorando a un incentivo di avviamento al lavoro. Si rivolge al ventenne che ha inviato invano 200 curriculum e al cinquantenne la cui azienda ha chiuso. Non servono regalie ma garanzie che permettono di rientrare nel mondo del lavoro. Più assistenza, ben finalizzata, occorre nel Mezzogiorno e non assistenzialismo. Va fatto di tutto, invece, per far ripartire l’impresa. Pagare chi resta a casa è un incentivo per lasciarcelo”. E parla di un piano “molto preciso” per il Sud: “Infrastrutture, meno tasse, giustizia più rapida. La riforma tributaria in questo contesto è fondamentale. E il rilancio forte dei porti. Quando al forum di Cernobbio ho parlato dell’importanza strategica da dare a Gioia Tauro, mi hanno preso per matto. Avevano torto loro e ragione io. Al rilancio degli scali marittimi commerciali, e anche turistici, è connessa la risistemazione della rete ferroviaria e aeroportuale. Servono grandi opere. Non solo. A una zona fiscale agevolata al Sud dovrà pensare il nuovo governo. Tenere da noi, e non mandarli in Portogallo, dove la tassazione è minima, i pensionati benestanti italiani può produrre un indotto economico importante per il Mezzogiorno”. Inoltre “molti cittadini romani mi chiedono: portate via un po’ di ministeri, qui c’è troppo caos. Per esempio il ministero delle Infrastrutture potrebbe andare a Napoli o a Bari”. (26 mar – red)