“Per valutare la legittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, che punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio, bisogna partire dalla considerazione che il suicidio, quando sia espressione di una libera scelta della persona, non rappresenti un comportamento illecito o penalmente rilevante”. Così, in una intervista al Messaggero, Enzo Cheli, professore di diritto Costituzionale e già vice presidente della Consulta, presidente dell’Authority per le Comunicazioni e vicepresidente a palazzo dei Marescialli, interviene sul caso Cappato. E nel caso di dj Fabo, sottolinea, non ci sono dubbi sulla volontà, della quale, però, non si fa menzione nel Codice: “Ma dall’altra parte – prosegue – bisogna tenere presente che il tentativo di suicidio che non va a compimento non trova alcuna sanzione nel codice penale. E questo si collega alla libertà di autodeterminazione della persona, che la nostra Costituzione garantisce. L’articolo 13 afferma infatti che la libertà personale, cioè di autodeterminazione, è inviolabile”. E quindi, “su queste premesse sarei portato a pensare che, nel futuro giudizio della Corte costituzionale, la sanzione dell’istigazione e del favorire il suicidio sarà confermata. E questo può spiegare l’intervento del governo nel giudizio. Ma la sanzione potrà invece essere dichiarata incostituzionale se l’aiuto nell’esecuzione avvenga quando il suicidio sia il prodotto della libera scelta della persona, manifestata tra l’altro esplicitamente. Tanto più se a determinare il suicidio abbiano contribuito condizioni di vita intollerabili o rese tali da una malattia”. L’autodeterminazione, prosegue, è “la linea di confine, l’istigazione è un intervento nella sfera di autodeterminazione dell’altro. Il caso Cappato è classico ed è una vicenda che dal punto di vista penale dovrebbe portare a una soluzione, perché non si tratta affatto di istigazione al suicidio”. Nota anche che “se il governo non si fosse costituito nel giudizio si sarebbe rischiato di cancellare l’intera norma. Eliminando le sanzioni anche nei casi di reale istigazione”, “il governo si è costituito in difesa della norma sulla parte dell’istigazione, ma non credo proprio che si opporrà nel caso di una soluzione interpretativa proposta dalla Corte”. “Non ci saremmo mai costituiti parte civile di fronte alla Consulta. E, se ci sarà un governo 5 Stelle, ci tireremo indietro” afferma da parte sua il senatore M5S, Matteo Mantero, che ha contribuito a scrivere la legge sul testamento biologico, in una intervista al Corriere della Sera, nella quale definisce la posizione del governo nel caso Cappato “inaccettabile”. “È abbastanza naturale che lo Stato difenda una sua legge. Ma il fatto che debba farlo a prescindere no. II governo avrebbe dovuto tirarsi indietro. Si deve valutare caso per caso. E questo reato di aiuto al suicidio è una norma del 1930 abbastanza superata dalle sentenze e dai fatti”. E aggiunge: “Bisogna col mare il vuoto. Con Silvia Giordano ho presentato una proposta di legge per la possibilità di scegliere l’eutanasia. La ripresenterò al Senato. Questi temi eticamente importanti non vanno affrontati dal governo ma dal parlamento: sul biotestamento forze tra cui noie il Pd hanno trovato un accordo”. Potrebbero esserci i numeri per una legge etica sul fine vita? “Sono convinto di sì”, “che si possa chiedere l’eutanasia per malati con prognosi infausta irreversibile le cui sofferenze non siano diversamente trattabili”. (4 apr – red)