Roma, 6 apr – Il secondo articolo ha riguardato, invece, l’analisi di 22 diversi ecosistemi acquatici: laghi di montagna, subalpini e artificiali, acque lagunari e marine costiere di Alto Adriatico, Golfo di Napoli, Sardegna e promontorio di Portofino. “In questo caso, tra le principali tendenze abbiamo riscontrato un aumento della temperatura delle acque superficiali stimata nei laghi subalpini in +0.2 °C per decade dagli anni ’70”, afferma Alessandra Pugnetti (Ismar-Cnr). “Ciò produce importanti effetti su tutta la rete trofica planctonica, agendo sugli organismi sia direttamente sia indirettamente, attraverso modifiche della struttura della colonna d’acqua. In particolare, assistiamo ad un’espansione dell’areale di distribuzione di alcune specie planctoniche termofile, come alcuni crostacei, che va di pari passo con un’anticipazione stagionale e una maggiore durata dei picchi di sviluppo delle specie coinvolte. Inoltre, si è riscontrata una tendenza al fenomeno dell’oligotrofizzazione: una riduzione dei nutrienti disponibili e della clorofilla, la cui concentrazione si è ridotta, in alcuni ambienti, fino al 50 % nelle ultime due decadi”.
Altri ricercatori del Cnr hanno partecipato a un terzo articolo sull’evoluzione a lungo termine delle deposizioni atmosferiche di zolfo e azoto e sul loro impatto sugli ecosistemi forestali. “Le reti Lter sono uno strumento utile per affrontare i problemi ambientali in una prospettiva globale”, afferma il coordinatore della rete Lter Italia Giorgio Matteucci (Isafom-Cnr). “L’analisi sul lungo periodo, unito all’approccio multidisciplinare e al confronto tra ecosistemi diversi, permette di valutare efficacemente sensibilità e resilienza degli ecosistemi, evidenziare elementi comuni e differenze legate al cambiamento climatico e alle attività antropiche locali”. (BIG ITALY / red)