Verona, 16 apr – “Mediamente il consumatore passa più tempo di prima a scegliere l’olio di oliva da portare a tavola e a leggere l’etichetta delle bottiglie, ma questo non sempre si riflette sulle abitudini di acquisto, rilevando un certo gap di conoscenza – ha dichiarato Raffaele Borriello, Direttore Generale dell’Ismea. I nostri dati ci dicono che chi acquista vorrebbe sapere di più sul patrimonio di oli nazionale, e, soprattutto la fascia più giovane come i millenials si dimostra molto sensibile all’origine del prodotto, alla territorialità e agli aspetti salutistici. Per questo occorre investire in futuro sull’informazione e sulla comunicazione al consumatore, approfondendo questi aspetti”.
In effetti, chi legge l’etichetta – si evince dalle analisi Ismea – è anche pronto a spendere di più: 8,2 euro a fronte di 4,2 euro per una bottiglia. In generale il consumatore, abituato a un “gusto piatto”, ha ancora poca dimestichezza con le caratteristiche organolettiche molto diverse della grande varietà degli oli italiani. Inoltre, considerata la forte pressione promozionale della Gdo sulla categoria, la percezione del reale valore del prodotto è completamente alterata e va ricostruita anche con azioni di informazione e di comunicazione. (BIG ITALY / red)