Roma, 17 apr – Un potentissimo “vento”, fatto di gas ionizzato ma anche composto da molecole come il monossido di carbonio, fuoriesce impetuoso dalla lontana galassia XID2028, distante 9.6 miliardi di anni luce da noi e nel cui cuore alberga un buco nero supemassiccio tutt’altro che tranquillo. Un flusso notevole di materia si disperde nello spazio e impoverisce le riserve di gas nella galassia stessa, che nell’arco di dieci milioni di anni potrebbe non avere più la materia prima per forgiare nuove stelle. La scoperta è stata ottenuta da un team internazionale di astronomi, guidati da Marcella Brusa, ricercatrice all’università di Bologna e associata INAF, e del quale fanno parte colleghi dell’INAF e ricercatori delle Università di Firenze e Roma Tre, grazie alle osservazioni condotte con il Telescopio ALMA dell’ESO in Cile e al telescopio binoculare LBT in Arizona (USA).
Le misure raccolte con ALMA hanno permesso di rivelare l’emissione del monossido di carbonio (CO) nella regione centrale della galassia, indice della presenza di gas molecolare, confinato in una zona compresa in 8 mila anni luce dal centro. Gli scienziati hanno anche scoperto una componente di gas molecolare con velocità di circa 2 milioni e mezzo di chilometri orari letteralmente in fuga dalla galassia, chiamato in gergo tecnico outflow, sospinto dall’azione del buco nero centrale. Grazie alla risoluzione delle immagini prodotte da ALMA il team ha potuto localizzare questa componente e verificare che si trova al di fuori della regione centrale più interna – dove risiede la maggior parte del gas della galassia – nella stessa zona dove già altre indagini condotte con il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO avevano individuato un outflow di gas ionizzato. (BIG ITALY / SEGUE)