Roma, 17 apr – “I nuovi dati confermano che in questa galassia la quantità di gas è sostanzialmente minore di quella che ci si aspetta dalle altre proprietà, confermando lo scenario di feedback, ovvero di interazione con il buco nero supermassiccio, in cui il vento da noi rivelato ha un effetto significativo sulla riserva di gas della galassia” commenta Brusa, prima autrice dell’articolo sulla scoperta pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics. “Possiamo infatti stimare che in ‘soltanto’ 10 milioni di anni da ora la riserva di gas potrebbe venire completamente esaurita e la galassia cesserà di formare stelle”.
Questa è la prima volta che viene presentato uno studio spazialmente risolto di outflow molecolare a grande distanza (superiore a 8 miliardi di anni luce), ed il merito è della notevole risoluzione delle immagini ottenute da ALMA nella banda delle onde millimetriche, di qualità comparabile a quella delle riprese con lo strumento SINFONI al VLT che invece osserva nel vicino infrarosso.
E sempre nel vicino infrarosso sono state raccolte le immagini di XID2028 durante il commissioning di ARGOS, il sistema di stelle guida a laser per l’ottica adattiva di LBT che hanno permesso di risolvere la galassia ospite in una componente estesa, dominata dalle stelle più antiche, e una componente centrale, non risolta, probabilmente dominata dalla emissione del buco nero centrale. Questo passaggio è stato fondamentale per poter stimare in maniera affidabile la massa stellare nella galassia. (BIG ITALY / SEGUE)