Roma, 18 apr – Nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, Fabio Porta, deputato uscente per il Partito Democratico e candidato al Senato alle ultime elezioni, ha spiegato i motivi che lo hanno portato a formalizzare un ricorso alla Giunta per le elezioni del Senato in relazione ad oltre diecimila voti ottenuti dall’USEI in alcune sezioni elettorali della circoscrizione consolare di Buenos Aires. Presenti alla conferenza anche la senatrice del Pd Laura Garavini e l’ex responsabile per gli italiani nel mondo del Pd Eugenio Marino: “Appuntamenti come quello di oggi ci confermano la necessità di una seria riflessione sulle eventuali modifiche delle modalità di voto nella Circoscrizione Estero. Sono anni che lo diciamo, inascoltati da chiunque abbia governato, nonostante si riscrivano e approvino diverse leggi elettorali per il solo territorio italiano e nelle quali si potrebbe regolamentare anche l’estero se non lo si vuole discutere a parte. Penso che dobbiamo sollecitare al nuovo Parlamento (e Governo) questo tema anche partendo da una riflessione dall’interno del Partito Democratico – dice Marino a 9colonne a margine della conferenza – come già anni fa facemmo, in tempi non sospetti, quando preparammo addirittura un primo “Libro bianco del voto all’estero” e successivamente una proposta di legge sul voto firmata da quasi tutti i gruppi parlamentari. Peccato non siano stati fatti passi avanti. E’ anche bene che si capisca, inoltre, che gli eventuali brogli possono essere organizzati con questo sistema con più facilità in America Latina rispetto alle altre ripartizioni e per condizioni oggettive delle quali sarebbe utile parlare. E un Partito come il nostro, di Sinistra, dovrebbe avere a cuore le condizioni di quel Continente e di chi rischia di più, sia sul piano sociale e politico che elettorale”. “Sottolineo anche un’altra cosa – conclude Marino – oggi in questa conferenza stampa si è parlato di voto estero e delle sue modalità, anomalie e rischi. Eppure mancavano 17 parlamentari su 18. Il che lascia pensare a chi ci osserva (a torto o a ragione) quanto meno un disinteresse degli eletti all’estero alla materia. Era o no, questa, una tematica seria e sulla quale si dovrà discutere e agire?”. (Gil)