Roma, 16 giu – “Ci sono comunque due aspetti che andrebbero chiariti – ragiona Zacchera – sicurezza e convenienza economica. Sulla sicurezza penso che senza isterismi e preconcetti si possa ormai stare ragionevolmente tranquilli e lo dimostra anche il recente episodio in Slovenia perchè le centrali nucleari moderne sono obbiettivamente sicure e Cernobyl, decrepita struttura obbiettivamente a rischio, non può essere considerata un paragone. Piuttosto è l’aspetto economico a contare quantificando i ritorni rispetto al costo iniziale di una nuova centrale ed al consumo di combustibile atomico che comunque in Italia dovremmo importare. In un’Europa seria questa materia dovrebbe essere trattata in modo uniforme – l’ EURATOM fu un buon inizio – fissando norme che valgano per tutti sia in materia di garanzie di approvvigionamento che di sicurezza. Valutiamo invece costi e benefici in modo serio e razionale, ma intanto cominciamo a risparmiare energia. Perchè i professionisti del “no” dovrebbero capire che l’Italia o produce energia o la compra dall’estero oppure – e sarebbe la prima cosa da fare – risparmia. Visto infatti che produrre è difficile e comprare è costoso, la prima cosa da fare è impegnarsi subito e comunque sulla terza via. Insieme al risparmio porte aperte poi a tutte energie alternative dall’eolico al solare all’energia geotermica a quella fotovoltaica ma incentivandole ovunque sia possibile perché l’unica cosa che non possiamo fare è non combinare nulla e far solo chiacchiere, sport nazionale di cui in Italia siamo tutti specialisti”.
(Sis)