Roma, 20 apr – Dodici anni agli ex generali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, dodici anni all’ex senatore Marcello Dell’Utri, otto anni all’ex colonnello dei Ros Giuseppe De Donno, 28 anni al boss Leoluca Bagarella. La trattativa Stato-Mafia ci fu, secondo la Corte d’Assise di Palermo che, dopo oltre quattro giorni di camera di consiglio, ha emesso la sua sentenza nell’aula bunker del processo. Tutti colpevoli per minaccia e violenza al corpo politico dello Stato. Condannato a otto anni anche il supertestimone Massimo Ciancimino, per calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, assolto invece dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Prescrizione per Giovanni Brusca. Assolto perché il fatto non sussiste Nicola Mancino, che rispondeva di falsa testimonianza. “Ho sempre avuto fiducia che a Palermo ci fosse un giudice – ha commentato l’ex ministro – Sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo uomo, che tale è stato ed è tuttora. Sono stato volutamente additato ad emblema di una trattativa, benché il mio capo di imputazione, che oggi è caduto, fosse di falsa testimonianza”. La sentenza accoglie la ricostruzione dei pubblici ministeri Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi: tra il 1993 e il 1994 uomini delle istituzioni avrebbero trattato con i vertici di Cosa nostra per bloccare il ricatto delle bombe, ma con il risultato che gli ufficiali dei carabinieri interessati avrebbero finito per sostenere il ricatto lanciato dai mafiosi, trasformandosi di fatto in loro ambasciatori. I carabinieri del Ros sono condannati per i fatti commessi fino al 1993; Dell’Utri per i fatti del 1994. Le motivazioni della sentenza arriveranno fra novanta giorni. (SEGUE)