Sydney, 16 giu – Le pagine del libro ripercorrono un cammino di sogni, tentativi, frustazioni, sconfitte e qualche traguardo raggiunto o almeno sperato, come quello di avere almeno sulla sua tomba il nome di Guareschi. Non mancano commoventi affermazioni dello stesso autore, che in un’ intervista alla televisione italiana si è definito “figlio primogenito, squalificato a figlio di serie B, che, a differenza di mio fratellastro, non mi sono però accontentato di vivere all’ombra dei baffi paterni, ma ho invece cercato la mia strada da solo”. “E in questa strada, il momento più difficile della mia vita è stato quello in cui ho dovuto scrivere per La Fiamma l’articolo commemorativo sulla morte di mio padre. Nessuno in Australia conosceva la mia storia, e la mia più grande soddisfazione l’ho avuta poco prima che mio padre morisse, quando gli ho mostrato il giornale per cui scrivevo, su cui c’era un articolo con la mia firma”. Se il riconoscimento del nome non è ancora ufficialmente arrivato, a Montagna sono giunte però conferme importanti, come quella di Alberto Bevilacqua, profondo conoscitore delle terre di Guareschi e del loro cantore, che ha scritto: “Se Giovannino Guareschi avesse potuto leggere pagine di grande dignità simili a quelle del libro, la sua narrativa se ne sarebbe giovata sul piano dell’approfondimento della tematica e dello stile”. “My Father Giovannino Guareschi. From Po river to Australia, chasing a dream”, tradotto da Benedetta Jewels con introduzione di Paolo Totaro, è in vendita nella libreria Shearer’s on Norton di Leichhardt sia nella versione inglese sia in quella italiana.
(Cat)